Leggevo questo articolo di Ha Aretz, il giornale più "progressista" di Israele (qui un breve riassunto da Repubblica).
Visto che c'erano qualcosa come 180 e passa commenti, ho avuto la curiosità di vedere quale fosse la reazione dei lettori alla notizia che i soldati israeliani ammettono esplicitamente di aver ucciso donne e bambini (nell'articolo viene citato il caso specifico di un cecchino che, per un difetto di comunicazione, ha ucciso una donna e i suoi figli, senza pensarci un attimo, semplicemente in ossequio agli ordini ricevuti) e di aver sottoposto i palestinesi ad umiliazioni e soprusi quali scrivere sui muri delle case "morte agli arabi" e "sputare sulle foto delle famiglie".
Bene, la stragrande maggioranza dei commenti è del tenore:"Beh, era un guerra no? Il fatto che episodi del genere vengano alla luce dimostra quanto l'esercito israeliano sia sensibili alle morti civili. Non è colpa dell'esercito se i terroristi di Hamas si fanno scudo dei civili". E' la stessa logica del "possiamo perdonarvi di aver ucciso i nostri figli, ma non potremo mai perdonarvi di averci costretto ad uccidere i vostri" (agghiaccianti parole dell'ex primo ministro israeliano Golda Meir).
E' interessante definire la cornice all'interno della quale avviene la discussione: viene dato per scontato che Israele sia stata costretto a scatenare l'offensiva su Gaza e che se all'interno di quell'offensiva ci sono stati "errori" sono stati episodi isolati, che la IDF (l'esercito israeliano) ha cercato in ogni modo di prevenire ed evitare, il che però è praticamente impossibile visto che l'organizzazione terroristica di Hamas usa i civili come scudi umani.
Nel dare per scontato che Israele sia stato costretto a intervenire a Gaza, si esclude dal dibattito una verità fondamentale: a violare la tregua che da 6 mesi aveva praticamente azzerato il lancio di missili verso Israele, è stato Israele. La tregua prevedeva sostanzialmente il rispetto di 2 elementi fondamentali: la fine delle reciproche ostilità, e l'allentamento dell'illegale assedio stretto da Israele su Gaza, assedio che quotidianamente uccide civili innocenti impedendogli di accedere a servizi elementari quali le cure mediche (a Gaza mancano i medicinali), e sottopone la popolazione a suprusi inauditi, arrivando al punto in cui i contadini palestinesi rischiano la vita per lavorare nei campi, sottoposti al tiro indiscriminato dei soldati israeliani. Dunque, non solo Israele non ha in alcun modo allentato l'assedio, ma il 4 Novembre 2008 ha anche attaccato Gaza uccidendo 6 persone, violando la tregua e causando la reazione di Hamas ed il lancio dei razzi. Ora, la verità è che Hamas aveva rispettato la tregua, i lanci di razzi erano praticamente cessati nei 4 mesi precedenti il 4 Novembre, e Israele invece di rispettare la tregua e quindi rinnovarla come Hamas si era già dichiarato disponibile a fare, ha cercato in ogni modo lo scontro, contando su una schiacciante superiorità militare. I dati parlano da soli: dal 19 giugno, giorno dell'entrata in vigore della tregua, al 19 dicembre, sono morti 49 palestinesi e non un solo civile israeliano.
Un altro elemento interessante è che viene dato per scontato che Hamas sia un'organizzazione terroristica. Ora, la verità è che quella di un accordo bilaterale sui confini internazionali è "la posizione ufficiale di Hamas presa da Haniya, il leader eletto, e Khalid Mesh'al, il loro leader politico in esilio in Siria". Tale posizione è stata ribadita dallo stesso Haniya sul Washingotn Post il 11/07/06:"Basata su una hudna (una cessazione completa delle ostilità per un tempo concordato), la Terra Santa ha ancora una opportunità di essere una casa comune, pacifica e economicamente sicura, per tutto il popolo semitico della regione".
E' Israele, con il deciso sostegno USA, che non vuole riconoscere il diritto all'esistenza di uno stato palestinese, sin dall'inizio della storia del genocidio e della pulizia etnica in Palestina.
Israele dichiara di avere il diritto di difendersi da un'organizzazione terrostica che non ha intenzione di riconoscere Israele, il che è falso e comunque è interessante notare che Hamas è il legittimo vincitore di elezioni democratiche tenutesi nei territori occupati ma ad Israele non va bene e quindi si arroga il diritto di punire l'intera popolazione palestinese perchè non ha votato come avrebbe dovuto. Sarebbe interessante chiedere a chi sostiene questa logica se Hamas avrebbe il diritto di attaccare Tel Aviv visto l'esito delle elezioni israeliane che hanno visto il trionfo di una destra razzista che propone di annichilire Hamas "come gli USA fecero coi giapponesi". Ciascuno tragga le proprie conclusioni su cosa accadrebbe, quale scandalo e indignazione internazionale desterebbe una frase del genere detta da un qualunque cittadino (nemmeno da un politico) palestinese.
Credo che questo di Ha Aretz sia un esempio emblematico di quali sono i termini consentiti della discussione in Israele sulla questione palestinese.
Caro Papa,
grazie della tua visita in Africa.
Ne sentivamo proprio il bisogno noi negretti ignoranti che non facciamo altro che copulare nel peccato. Ho condiviso pienamente le tue parole sui preservativi (scusa il termine), visto che non vorrei mai che i miei genitori fossero ancora vivi ma marchiati dal peccato del piacere carnale. Molto meglio che siano morti di AIDS (scusa il termine).
Volevo adesso suggerirti altri interessanti campi di applicazione della tua logica, ai quali forse non avevi pensato:
-se un tizio muore di fame, non gli si dia il pane, perchè questo non solo non risolve il problema ma anzi lo ingigantisce, rendendo la persona un parassita che rinuncerà a cercare di sopravvivere con le sue forze;
-se un tizio sta affogando, non bisogna soccorrerlo, ma lasciare che si dibatta di modo da imparare che non si va al largo se non si sa nuotare. Al massimo, ci si può avvicinare e mostrargli un elegante stile libero affinchè apprenda i rudimenti del dolce stil novo;
-se un tizio fa un incidente in auto, non si chiami l'ambulanza ma, seduta stante, gli si faccia un corso di aggiornamento sulla guida in sicurezza, per evitare che lo spiacevole episodio si ripeta.
E via discorrendo...
Ovviamente, nel malaugurato caso in cui queste persone dovessero morire durante il trattamento, noi saremo contenti perchè sono morte nell'amore di Dio, grazie anche al nostro aiuto.
Quindi ti saluto caro Papa, che ora devo andare a messa a curarmi dall'AIDS (scusa il termine).
Il Corriere allegramente titola: "Piano Casa, 5000 alloggi popolari e un milione di nuovi proprietari", con un bel sottotitolo che spiega le cifre: "L'esecutivo presenta agli enti locali il provvedimento da 550 mln". Che bello! Tutto questo è fantastico!
Peccato che quello che è successo davvero sia un'altra cosa.
La cifra stanziata dalla finanziaria 2007 del Governo Prodi per l'edilizia pubblica era di 550 milioni. Con il decreto 112 del giugno 2008, il governo Berlusconi aveva inizialmente sottratto questi soldi, già destinati ai comuni per la costruzione di 12 mila alloggi, salvo poi reintrodurli con un emendamento in commissione parlamentare. In seguito, a luglio 2008, un maxi emendamento proposto dal governo sottrae nuovamente lo stanziamento ai comuni per dirottarlo verso il cosiddetto "Piano Casa", di cui al tempo non si avevano le cifre. Quindi, e siamo a oggi praticamente, il piano casa viene presentato in pompa magna, con la gran cassa di servizio dei media, e prevede che lo stanziamento per le case popolari sia di 200 mln di euro, o anche meno (cioè 5000 alloggi, ovvero meno della metà di quelli previsti nel 2007 da Prodi), mentre i soldi restanti vengono dirottati verso quel condono preventivo mascherato che è il piano per l'edilizia, nel quale fra l'altro si impedisce alle regioni di decidere su una materia che, costituzionalmente, spetta loro. Alla faccia del federalismo.
Tanto per fare un esempio di cosa significhi avere i mezzi d'informazione al proprio servizio
I primi 11 nomi della classifica (c’è un pari merito al 10° posto) stilata in base al numero di operazioni realizzate nel biennio 2004-2005 sono quelli di grandi gruppi multinazionali, italiani come
Ferrero, Barilla e Unichips
e stranieri come Nestlè, Procter & Gamble, Unilever, Kimberly-Clark, Colgate Palmolive e Kellogg, o di aziende come Saiwa, comunque appartenente a un gruppo straniero (Danone), o come Fater, compartecipata al 50% da Procter & Gamble.
I primi tre gruppi stranieri citati sono sicuramente quelli che vantano la più ampia diversificazione di prodotti e marchi.
Nestlè spazia dalla superdiversificazione del food (bevande, con i marchi Nescafè, Nesquik, Orzoro; snack e dolciumi, con Motta, Alemagna, Perugina, KitKat, Lion, Galak; alimentari con Sasso, Berni, Maggi, Buitoni, Curtiriso; latticini con Sveltesse, LC1, Fruttolo, Mio; surgelati, con Mare Fresco, La Valle degli Orti, Surgela; gelati, con Antica Gelateria del Corso, Gervais, Haagen Dazs) al polo delle acque minerali e bibite creato con San Pellegrino Nestlè Waters Italia soft drink (citiamo solo San Pellegrino, Levissima, Acqua Panna tra le acque minerali, e Beltè Vera, Sanbittèr e Chinò tra le bibite e soft drink) e al petfood con Nestlè Purina Petcare, con marchi come Friskies, Gourmet, One, Felix, Fido e altri ancora.
Procter & Gamble ha in portafoglio una serie di marchi molto noti, tra i quali Dash, Ace, Bolt, Mastro Lindo, Swiffer, Viakal e Bounty nel settore dell’igiene e cura della casa, Pringles nel settore food e Iams nel petfood.
Unilever conta marchi come Bertolli, Knorr, Maya pro.activ, Algida, Findus, Bertolli, Lipton, Calvè, Knorr, Santa Rosa, Svelto, Coccolino, Cif, Lysoform, Dove, Sunsilk, Mentadent, Axe.
E nella seconda decina ci sono altri grandi gruppi stranieri come Kellogg, Henkel, L’Oréal, Saipo, Gillette, Reckitt Benckiser, Black & Decker e Coca-Cola, un’azienda consociata a un gruppo straniero (Masterfoods) e solo due aziende italiane (Colussi e Quidnovi).
Tratto da qui (PDF).