Ieri Santoro a dire la verità sulla CAI, oggi subito il Corriere di servizio, a metà tra galoppino e latrina, corre a mettere una pezza.
In questo articolo, a firma del vicedirettore Dario Di Vico, si comincia con la cortina difensiva intorno ai padroni. Padroni non è qui usato in senso classista, ma è una semplice definizione che chiunque può verificare andando a consultare l'azionariato di RCS: Ligresti, Tronchetti Provera, Passera, Mediobanca, ultima acquisizione dei tentacoli Berlusconiani. Insomma, la CAI possiede il Corriere.
Non facciamoci fuorviare dalle polemiche di giornata. Dai fuochi d’artificio ad uso e consumo dei talk show.
Buona domenica è un "talk show". Anno zero è un programma di approfondimento, che fa informazione, che in teoria è anche il tuo lavoro, caro Dario. Ma capisco che chi considera Vespa un giornalista non veda la differenza.
La verità è che se si è usciti da Ali-caos il merito è anche della buona politica.
Buona politica? Quella in cui si socializzano i debiti e si privatizzano i profitti? Quella in cui la banca che valuta la Good Company (la Banca Leonardo, tra i cui azionisti c'è Ligresti tramite Saifin e Benetton tramite Edizione Holding) è di proprietà di chi la Good Company la deve comprare? Quella in cui non viene indetta una gara e l'obiettivo non è fare il meglio per la compagnia ma fare di tutto per non sputtanare Berlusconi? Caro Dario, togli la faccia dal culo di Berlusconi che ci vedi meglio.
Seguono vari artifici retorici per incensare il clima politico di dialogo proficuo che "rimette in sintonia con il Paese" e altre inutilità senza senso.
Ma è ridicolo quando più avanti si analizzano le cause dei debiti di Alitalia:
In un mercato altamente concorrenziale come il trasporto aereo non sarà più concepibile che un volo non parta o faccia ritardo perché non è arrivata in tempo una delle hostess.
Ecco spiegato perchè Alitalia perde 200 milioni al giorno: le hostess arrivano in ritardo! Non perchè il ministro Scajola si fa fare il volo privato, sempre vuoto, a due passi da casa, non per l'assurda decisione di fare di Malpensa un secondo Hub facendosi concorrenza da soli con Linate, non perchè si siano preferite le rotte a piccolo-medio raggio facendosi schiacciare dalle compagnie low cost. La colpa è delle hostess che si mettono lo smalto.Ora è tutto chiaro!
E' la solita logica: la colpa è dei lavoratori, non delle industrie che non investono e non fanno innovazione.
Fra qualche anno, quando Report o chi per esso, farà il solito servizio in cui tutte le porcherie di questa operazione saranno messe in evidenza, nessuno abbia il coraggio di stupirsi.
Come al solito, è prima di tutto una questione di propaganda.
Mettiamo un po' d'ordine.
Il piano Fenice vs piano AIR france: questa è fin troppo facile. Citerò soltanto la prima frase di un articolo del sole24ore (quotidiano di Confindustria, non certo vicino a posizioni sindacali):" In nessun aspetto la proposta attribuita alla cordata di 16 investitori della Cai, guidati da Roberto Colaninno, già scalatore di Telecom Italia nel 1999 con i soldi della stessa società, migliora il progetto francese".
In nessun aspetto. Game Over.
Passiamo ai "Capitani coraggiosi": imprenditori, tutti con immancabile conflitto di interessi, che, in previsione di futuri benefici da parte del governo in vari settori (prima di tutto il grande affare che sarà l'Expò, per i soliti noti che ci metteranno le mani), si prendono la parte in attivo di Alitalia, violando le regole dell'antitrust (monopolio della tratta Milano - Roma, una delle prime 5 per volume di traffico in Europa -basta con la cazzata della concorrenza dei treni -) e scaricando sui contribuenti (questi siamo noi) i debiti. Lo fanno anche controvoglia, tanto che sottoscrivono un patto che non li vincola a non vendere a un vettore straniero, purchè lo facciano tutti insieme. E la malavoglia di accollarsi l'impresa in nome dell'italianità, è riassunta da questa frase di Colaninno:"Se il governo americano non fosse intervenuto questa notte per salvare Aig avrei ritirato l'offerta per Alitalia, siamo in una fase di recessione a livello mondiale", datata 17/09. Poi ci sono gli ultimatum. Ora, non siamo in guerra, è una trattativa. Non arriverà Walker Texas Ranger a rompere il culo a quelli che non vogliono firmare. Ma certo, il governo è presieduto dal "fascista naturale" (definizione di Michele Serra) Berlusconi, che non tratta con le parti sociali bolsceviche, le riduce al silenzio.
E bisogna dirlo una volta per tutte: ad abbandonare il tavolo della trattativa è stata la CAI. Non la CGIL, non i piloti, che anzi si erano messi d'accordo su una piattaforma d'intesa rimanendo ferma la volontà di aderire al piano presentato da CAI:"Le confermo la nostra adesione e la nostra firma all'accordo quadro concluso nella notte di domenica- si legge nella lettera inviata a Colaninno da Epifani- e ritengo che l'adesione pressoché generale che oggi si registra su quel testo sia anche il segno di come un confronto serio sul merito avrebbe potuto e potrebbe ancora allargare l'area del consenso". A quanto si sa, la controproposta CGIL - piloti proponeva alcune modifiche, prima di tutto in termini di inquadramento contrattuale. L'abc del contratto di lavoro direi; e cioè a ciascuna categoria (piloti, assistenti di volo, personale di terra) un contratto dedicato, non un unico contratto per tutti. Questioni comunque di scarso rilievo, in una trattativa di questa portata. La verità è che la CGIL e i lavoratori sono stati gli unici a dimostrare di avere interesse a far concludere positivamente la trattativa (chiaramente non a qualunque condizione, non siamo ancora in ditattura): la CGIL perchè si è onestamente resa conto che senza l'accordo dei piloti gli aerei non volano (cervelli fini eh?), i piloti (insieme a tutti gli altri lavoratori che, guarda caso, ieri applaudivano al ritiro dell'offerta della CAI) garantendo la continuità dei voli. LA CAI invece ha accolto immediatamente la possibilità di defilarsi e tanti saluti. Capitani coraggiosi di sta minchia: avvoltoi che si accaniscono su carcasse per farci soldi.
Alitalia può fallire, e questo è uno dei primi punti che non ci si vuole mettere in testa:"Non c'è alcun interesse nazionale ad aiutare Alitalia. Le sue rotte verrebbero assorbite da altre compagnie e anzi l'eliminazione di posizioni di monopolio Alitalia ridurrebbero i prezzi per i viaggiatori. L'Alitalia non trascinerebbe nel fallimento altre imprese. I suoi lavoratori verrebbero riassorbiti da altre compagnie e nel frattempo andrebbero protetti con assicurazioni contro la disoccupazione". Tra l'altro, nel caso in cui venissero riassorbiti da un altro vettore, i dipendenti avrebbero anche, verosimilmente, un aumento di stipendio, visti i relativi confronti.
In ogni caso, qualora Alitalia non fallisse perchè il pagliaccio di Berlusconi non può perdere la faccia così, sembra che sarà venduta a Lufthansa (si fa di tutto per tener fuori Air France, perchè perfino un elettore di Forza Italia si sentirebbe preso per il culo a vedere, dopo tutto sto casino, Alitalia venduta ad Air France a un prezzo più basso e con i debiti scaricati sui contribuenti, cioè sempre noi eh).
Questo dimostra solo una cosa. Se anche si voleva seguire il piano di Passera (ad di Intesa, quello che nella cordata sperava di rientrare dei soldi prestati a Air One), la via più normale era aprire una gara per la good company e farci più soldi possibile.
In tutto questo, onore ai lavoratori che, nella totale incertezza del proprio futuro, pur facendo sentire legittimamente la propria voce visto che è del loro lavoro che si parla, non hanno causato alcun disservizio al regolare svolgimento dell'attività di Alitalia.
Per quanto riguarda Berlusconi, Sacconi, i suoi amici imprenditori con tutti i loro conflitti di interesse e tutti i coglioni che questa iniziativa avevano sostenuto: succhiatemi il cazzo, come direbbe Luttazzi, "the one".
Oh yeah!
Il diritto alla verità.
Il diritto di sapere i responsabili individuati a tutti i livelli. E puniti.
Il diritto di riuscire a fermare il tremore della mani di una donna che ha visto suo marito volare dalla finestra della Questura di Milano per un "malore attivo", novità clinica di invenzione italiana.
Il diritto di vedere complici (8 morti a Brescia, Piazza Della Loggia), camerati (85 morti a Bologna, Stazione Ferroviaria), revisionisti vari individuati e smascherati.
Il diritto di sapere che tutto il possibile è stato fatto, che quella stagione non potrà ripetersi, perchè piena luce è stata fatta, perchè ogni personaggio coinvolto è stato individuato ed allontanato da qualunque incarico di rappresentanza pubblica, avendo dimostrato di non volere rispettare il vincolo costituzionale di garantire la sicurezza dei cittadini di questo paese.
Il diritto dei famigliari delle vittime di avere giustizia, perchè la legge è uguale per tutti.
"Io credo che quella strada possa essere soltanto la verità, non la menzogna o la disattenzione o l'oblio. Soltanto la verità potrà fermare il tremore delle mie mani, restituirmi una quiete capace di tenere lontani i ricordi. Voglio conoscere la verità. Non mi interessa la punizione dei colpevoli. Non mi piacciono le prigioni, non è in prigione che i colpevoli comprendono la natura dei propri errori. Voglio sapere chi ha fatto che cosa. Chiedo che siano attribuite delle responsabilità. Mio marito è entrato vivo in una questura, ne è uscito morto. Perché? E chi ne è responsabile? Uno Stato forte e credibile sa afferrare e sopportare la verità. Se è spaventato dalla verità, quello Stato rinuncia a se stesso, si indebolisce, perde, si dichiara sconfitto. Per ritornare alla sua domanda, la strada per chiudere questa maledetta stagione di odio può essere soltanto la giustizia".
Licia Pinelli