Le cose che mi son piaciute di x-factor:
-le tette di Ilaria.
Una follia eliminarla in semifinale. Voglio dire, siamo in televisione, sì contano le canzoni, ma vogliamo mettere con le tette? Cara Maionchi, invece di scegliere lo slavatino Toni, era il caso di far spogliare un pochino Ilaria, e magari provare a insegnarle a controllare i bassi (intese come note basse) che le sfuggivano sempre. Cantare non è una gara a chi prende la nota più alta.
Abbastanza inquietante comunque che una produttrice discografica faccia cantare al suo protetto un canzone come quella che ha cantato Toni: pop facile facile, con un testo pseudo giovanile sentito già miliardi di volte e messo in mano a un ragazzino la cui unica forza era la pettinatura. Quindi, grandiosa l'idea di pettinarlo come un seminarista per la finale: gli mancava il rosario...
-alcune uscite della Maionchi.
Tipo nella serata della finale che, dopo due ore di discussione tra Morgan e la Ventura sul nulla, se ne esce candida con un:"Ma non ho capito cosa c'entri la camicia". Doveva essere una specie di esperta, a me è sembrata più la Clerici del programma: mi aspettavo sempre che da un momento all'altro andasse di là a spadellare cantando le tagliatelle di nonna Pina. Ruspante.
-il ruolo del conduttore.
Riassumendo: zitto, leggi qua quando devi, cerca di fare pochi danni. Grazie, alla prossima.
-le tette di Ilaria.
Ecco a proposito delle polemiche sull'eliminazione di questo o quel gruppo o cantante, interpretata come il sintomo di una presunta decadenza cultural-intellettuale di questo paese, han vinto gli Aram Quartet, il più intellettualoide dei gruppi presenti. E allora? Ciò dimostra che il popolo italiano è pieno di fini esperti musicali?
Mettiamo un po' di puntini sulle i: ricordiamo ad esempio che, in questo paese, si ascolta l'opinione di Mario Luzzatto Fegiz, uno che è decisamente colto in materia musicale ma che non capisce un cazzo. Per intenderci, dichiarò che il più bel concerto a cui fosse mai stato era quello di Yoko Ono. C'erano lui e Yoko Ono.
Poi, vogliamo metterci in testa che x-factor è un programma tv? Non si parla di musica, come disperatamente cercava di sostenere il conduttore sillabando i gobbi. E' un programma tv: immagine, personaggi stereotipati e canzoncine da Sanremo. Non c'era nemmeno da porsi il problema: guardare le tette di Ilaria era il modo più intelligente di fruire del programma. Mi spiace per le fanciulle all'ascolto, ma non ho guardato i culi dei cantanti...
Vogliamo parlare del fatto che gli intellettualoidi vincitori sono un gruppo che ha problemi ad intonarsi sui cori all'unisono e che, per cantare the wall, si è presentato sul palco con dei martelloni in mano? Più che autoironici, mi sembrano ridicoli. Bravi ragazzi eh: mi domando che prospettiva discografica abbiano. Vedasi Lollipop.
Passiamo ai giudici.
Che eroe Morgan che sfotte la Ventura! Ah che bel personaggio, il più facile di tutti forse: quello che dice sempre il contrario di quello che ti aspetti (la prevedebilità dell'imprevedibilità), quello che fa il giochetto che elimina il suo protetto per creare suspance, quello che non vuol fare il giudice, non vuole nemmeno essere chiamato giudice, però è lì a fare il giudice. Quello impegnato, che c'ha da fare, ha direzioni musicali da esplorare ma intanto si passa un paio di mesi a fare il pupazzo in un programma in prima serata su rai2. A me francamente sta gente che vive sul personaggio sopra le righe ha rotto il cazzo. E viene pure a raccontarmi che, incentivando la logica alla MTV applicata alla musica coi balletti e le coreografie, fa cultura musicale. Morgan ha preso x-factor per quello che gli serviva: una specie di isola dei famosi dove rilanciarsi in vista di un nuovo album coi bluvertigo che, guarda caso, è già stato annunciato. Grazie di tutto Morgan, ora puoi tornare nel dimenticatoio.
Morale della favola: bravissima Giusy, ma non è che puoi cantare tutte le canzoni alla stessa maniera. Se fosse entrata alla penultima puntata, magari avrebbe vinto. Emanuele chitarrino, se giri per i locali di Milano di gente così ne trovi a pacchi in svendita. Toni, avrei preferito lo soprannominassero Antonuzzo Beddu, almeno avrebbe avuto qualcosa di particolare. Ilaria: ho già parlato delle sue tette?
E' incredibile come, blaterando del nulla, mi vengano sempre post lunghi.
Dunque, ricapitolando,
l'Italia è preda della minaccia rom che mette a rischio la sicurezza nazionale. I rom, per natura, stuprano, rubano, uccidono e soprattutto vivono nelle roulotte. Son fatti così, è genetica: lo dicono i celtici scenziati della commissione per la razza. Quindi, il fiero governo padano d'Italia, repentino, si riunisce sul suolo straniero di Napoli per restituire la nazione, oltraggiata dall'invasore bolscevico (e roulottaro), all'antica dignità imperiale che gli spetta.
Nasce così, tra fanfare che suonano profondo rosso, il rivoluzionario "pacchetto sicurezza".
Varie norme simpatiche di accoglienza, che qualche nemico della patria si ostina a definire razziste, tipo nuovi CPT , rimpatri forzati (nessun cenno a come accordarsi con la nazione di rimpatrio per ottenere l'identità dei rimpatriandi visto che senza una carta d'identità nessuno sale su un aereo, ma è giusto, non si scende a compromessi con i vigliacchi che infangano la patria) e detenzione per il temibilissimo reato di immigrazione clandestina, commesso da migliaia di badanti stupratrici, assassine e sequestratrici di anziani. Tutto a spese dello Stato, ma la grandezza dell'impero non ha prezzo.
Le due norme più interessanti, però, che davvero dimostrano come il nuovo esecutivo sappia focalizzare immediatamente le priorità del paese sono le seguenti:
1) ridimensionamento dell'obbligatorietà dell'azione penale, imponendo a Procure e Tribunali di dare la precedenza alle indagini e ai processi con imputati detenuti e, «in ogni caso», a quelli riguardanti reati che mettono «in pericolo la sicurezza pubblica» o che «comportato grave allarme sociale». Cioè, il punto non è velocizzare i processi, snellire le pratiche burocratiche, fornire uomini e mezzi per le indagini e per gli atti amministrativi ma focalizzarsi sui reati giusti. Quali siano i reati giusti ovviamente lo sceglie uno che è indagato. Cristallino.
2) possibilità di sospendere per 60 giorni i processi già in fase di dibattimento per reati commessi prima del 31/12/2001 (e perchè non 2000? e perchè non 25/07? o 05/08 che son nato io?). Guarda caso, il cosiddetto processo Mills, giunto alla sue fasi conclusive, in cui Berlusconi è imputato di aver comprato il silenzio dell'avvocato inglese David Mills in merito alle società All Iberian, società off shore create per frodare il fisco e usate ad esempio per corrompere Craxi, ricadrebbe in questo caso. Due mesi di sospensione prima delle ferie significherebbe rimandare tutto a Settembre, e poi, chissà...
E' in ogni caso evidente a tutti il diretto collegamento tra questa specifica norma e l'emergenza rom.
E' che i rom, no, nel 2001... no aspetta, Mills è un rom... no... Mills è amico dei rom... no, no Milss ha una roulotte. Ecco, chiaro, Milss ha una roulotte.
Ora, non è che io voglia insinuare che Berlusconi stia sfruttando vigliaccamente un'emergenza sicurezza creata ad hoc dalle sue televisioni per far passare l'ennesima legge ad personam. Anzi, sono fermamente convinto che tutti i rom stupratori pre 31/12/2001 debbano patteggiare, risolvendo il problema della giustizia e quello della sicurezza in un colpo solo. Quelli dopo invece non devono patteggiare, lo dice lo zodiaco cinese.
Noto solo che nel disegno di legge non si parla di stanziare fondi per fornire la polizia di Stato di nuove volanti.
Oh!
FINALMENTE!
Finalmente!
Era il vero motivo per cui tenevo ancora aperto questo blog.
Posso dirlo con un certo, malcelato orgoglio: ho ricevuto la visita sul mio blog del primo lettore che mi insulta.
Il commento, abbastanza articolato e comunque, a differenza di altri che mi è capitato di leggere, argomentato con grande rigore, pur in una sintesi dialettica che vorrei quasi definire hegelliana nel suo superare l'apparente contrapposizione tra tesi e antitesi, è il seguente: "sei una merda".
Poesia. Poesia pura. Un haiku, vorrei azzardare, riadattato e reinventato per l'occasione con la genialità che non ti aspetti e inizialmente non riconosci.
Non è facilissimo da capire, pertanto ne faccio una breve sinossi: soggetto sottinteso, TU (che sarei io), sei [spazio] una [spazio] merda
Godetevi gli spazi calibrati con maestria, godetevi il respiro del predicato nominale, godetevi la mancanza del punto alla fine della composizione che apre la strada alla riflessione sul significato.
Del resto, il commento è di per sè esplicito: in un colpo solo distrugge tutte le mie argomentazioni, confusamente espresse in un post oltremodo lungo e arzigogolato. Mi inchino di fronte alla superiorità dialettica e non tento nemmeno di ribattere, rischierei il ridicolo.
Ubi maior, minor cessat.
E lo devo ammettere: quest'uomo mi ha aperto gli occhi. Anzi, con il presente post volevo mostrare tutta la mia gratitudine a questo simpatico sconosciuto che, forse a prima vista incompreso, potrebbe sembrare un becero ignorante.
No, non fatevi ingannare, cari amici lettori e care amiche lettrici.
No. Non fatelo. Scuotete la testa con me. Riflettete con me.
Prima di tutto, nella civilissima obiezione di quello che mi onoro di chiamare "il mio illustre sconosciuto amico", io leggo una critica alla scelta del tema del post, o meglio, uno sprone a spingersi più avanti nella riflessione, a trarne le conclusioni in qualche modo. La chiave di volta, forse un po' ermetica, è la pietra filosofale della satira, la merda appunto, che, nel suo trasformarsi da quotidiano oggetto di dileggio e di vergogna a tramite per il raggiungimento di una condizione più alta nello svelamento della sua intrinseca e universale necessità, èleva l'inferiore dalla sua condizione di abbietto, ribaltando le prospettive nell'antico gioco farsesco della giullarata. Come l'inetto, l'incapace letterario si rende conto di essere superiore al dotto, potendo sconfiggerne la prosopopea attraverso la risata così io, attraverso la risata, io, stolto ignorante privo di altri mezzi, avrei dovuto prendere coscienza di me stesso e della mia parità con chi detiene il potere. Quindi, l'ardita metafora, che inizialmente non colsi, era in realtà un invito ad una risata libeatoria che mi riconsegnasse a me stesso, al di sopra delle meschine vicende contingenti. Certo, conoscere la realtà dei fatti è importante, questo "il mio illustre amico sconosciuto" lo dà per scontato. Ma non possiamo fermarci al quadro del divenire che scorre. E' necessario riappropriarsi di una dimensione superiore, per vedere l'immobile motore che sta dietro all'apparente inspiegabilità della mutevolezza. Perchè, come dice "il mio illustre amico sconosciuto", e badate bene, è la prima parola del commento, [tu] SEI. Si parta da qui. Dall'essere, non dal divenire.
Siamo di fronte a un benefattore. Di più: siamo di fronte a un bibliofilo, signori, un piccolo, tenero, e ovviamente per sempre innocente Marcello Dell'Utri in erba.
In secondo luogo, in quelle 3 parole c'è l'espressione cristallina di un disagio radicato nella nazione che, con grande eleganza e misura, gli uomini che oggi occupano le camere del nostro Parlamento hanno saputo interpretare, senza cavalcare la facile onda dell'odio razziale che avrebbe potuto far percepire ai più infervorati il concetto che farsi giustizia da soli è lecito. E per questo va reso merito a chi ha permesso tutto ciò, barrando la casella vincente all'ultima tornata elettorale. Ed anche di questo mi dolgo: io sbagliai, votai lo schieramento avverso, pervicacemente ostinandomi a ritenere gli immigrati esseri umani come noi, rifiutando l'elementare, e quindi grandioso, insegnamento della merda. Merda che, badate bene, io non sono ancora. E difatti "il mio illustre sconosciuto amico" lo charisce in maniera esplicita: sei UNA merda. Poniamo attenzione per un momento alla scelta di questo articolo indeterminativo, sulla quale siamo passati, dandola quasi per scontata. Non, sei merda o sei LA merda. Sono ancora UNA merda particolare, quella di un uomo inferiore che, ostinatamente attaccato a se stesso, non riesce a fondersi nella grandezza della condivisione di un'ideale di pulizia, arrivando almeno alla concezione di una merda universale, distaccandosi da una merda egoisticamente particolare, hic et nunc.
Riuscite a capire ora la grandezza del progetto? Sono i particolari che svelano la genialità della tela.
Tre parole. Avrebbero potuto essere, sole cuore amore. Sarebbero state banali ed inutili.
Sei una merda: la dimostrazione di come un semplice predicato nominale possa diventare insegnamento di vita.
Non posso quindi che ritenermi fortunato ed onorato di aver ricevuto una visita così illuminante, ed invito anzi "il mio illustre sconosciuto amico" a correggere eventuali nuovi abbagli nei quali dovesse capitarmi di incorrere.
E insieme a lui, benvenuti nei prossimi 5 anni di questo paese.
Va bene la storia del libero arbitrio -che comunque è una fregatura perchè è come dire che se mio figlio viene da me e mi dice:"Babbo mi dai i soldi per l'eroina?", io gli regalo pure il laccio emostatico, il cucchiaio, e il limone- ma volevo sinteticamente analizzare le possibilità riguardo l'esistenza di Dio in relazione alle catastrofi che si abbattono sul mondo, riportando all'amore di Dio migliaia di persone.
Dunque:
-Dio non esiste.
Troppo facile eh? Già, dimenticavo che il gusto dell'arrovellamento per difendere posizioni indefendibili è parte ineliminabile dell'essere umano.
-Dio esiste ed è un bastardo.
Ci si diverte.
Oh, mettetevi voi nei panni di un tizio onnipotente che dopo un tot di eternità s'è rotto i coglioni di creare universi, stelle e quant'altro che manco lo ringraziano non avendole egli stesso dotate di voce ("Non è colpa mia: su questo libretto c'è scritto che le stelle non parlano" "Ma che libro è?" "La sacra Bibbia, capitolo I, Istruzioni per l'autore"). Bene, a un certo punto a questo viene l'idea geniale: creare dei tizi che siano indotti ad adorarlo anche quando li tortura senza motivo. Io mi ci divertirei insomma. Dico davvero. Andiamo, chi è che da piccolo non ha mai tagliuzzato bambolotti e altri giocattoli? Che bei ricordi...
-Dio esiste ed è impotente.
"Figli miei arriva un uragano! Attenti!"
"Grazie signore dell'aumento del prezzo del grano e del riso che ha risolto il problema del cibo. Amen"
"Figli miei, morirete tutti, ascoltatemi"
"Vai pure a giocare piccolo mio. (Dopo una pausa perplessa) ma copriti che sta per piovere..."
-Dio se ne sbatte.
"Allora: se intervengo perchè intervengo e non siete liberi, se non intervengo perchè non intervengo e sono un bastardo, mò mi son rotto le palle! Eh!"
-Dio si è scelto male i collaboratori.
"Avevo detto uragano in Birmania, Razzi"
"Afere capito relatifismo pericolo per mondo"
-Dio è una donna e si sta preparando per intervenire.
Ma è indeciso sull'accostamento abito-scarpe...
Dio ha una sola scusa: quella di non esistere
Stendhal
(http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100062)
Profitti vs salari: 120 miliardi a zero.
[...]
"Otto punti in meno (punti percentuali di PIL finiti ai profitti invece che ai salari), rispetto al 76 per cento di vent’anni prima (si parla del 2005).
Una cifra enorme, uno scivolamento tettonico.
Per capirci, l’8 per cento del Pil di oggi è uguale a 120 miliardi di euro.
Se i rapporti di forza fra capitale e lavoro fossero ancora quelli di vent’anni fa, quei soldi sarebbero nelle tasche dei lavoratori, invece che dei capitalisti.
Per i 23 milioni di lavoratori italiani, vorrebbero dire 5 mila 200 euro, in più, in media, all’anno, se consideriamo anche gli autonomi (professionisti, commercianti, artigiani) che, in realtà, stanno un po’ di qui, un po’ di là.
Se consideriamo solo i 17 milioni di dipendenti, vuol dire 7 mila euro tonde in più, in busta paga. Altro che il taglio delle aliquote Irpef."
[...]
"Sono i capitalisti dei paesi sviluppati che fanno profitti record: pesa l’ingresso nell’economia mondiale di un miliardo e mezzo di lavoratori dei paesi emergenti, che ha quadruplicato la forza lavoro a disposizione del capitalismo globale, multinazionali in testa, riducendo il potere contrattuale dei lavoratori dei paesi sviluppati."
[...]
"Il meccanismo in funzione, secondo lo studio, è un altro: il progresso tecnologico accelera il ricambio di macchinari, tecniche, organizzazioni, che scavalca sempre più facilmente i lavoratori e le loro competenze, riducendone la forza contrattuale."
I corsivi sono miei, come i coglioni che girano.
(Tratto da qui.)