So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c'è se mai nessuno l'ha veduto.
So che si può esistere non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l'acqua su cui si affaccia il tuo salone.
So che non c'è magia
di filtro e di infusione
che possano spiegare come di te s'azzuffino
dita e capelli , come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui ti affidi , d'ora in ora diverso,e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come, il dove, il perchè,
pigramente indisposta
al disponibile,
distratta rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n'accorge,
né te n'avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno o uno sfacelo,
un'ombra e una sostanza,un raggio che ci oscura.
So che si può vivere nel fuochetto di paglia dell'emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da chi volle che tu fossi... e se ne pentì.
Ora
uscita sul terrazzo annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell'albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni dentro,allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile di tutti
perchè gli altri almeno parlano, io,
a bocca chiusa.
Eugenio Montale
mia madre ieri non stava bene.
nulla di che, più che altro si trattava di trovare un placebo.
giro ad ora tarda per milano alla ricerca di una farmacia aperta, ripetendomi che mia sorella non può ad ogni starnuto di mia madre chiamare il 118 o 115 o 113 o sti cazzi. nel frattempo piove, l'unica farmacia di turno che conosco è lontana ma decido subito che è la soluzione migliore. nessuna voglia di girare a caso. parcheggio nel posto per invalidi. mi scuso mentalmente ripetendomi che sarà questione di massimo 5 minuti. e poi sempre meglio che lasciarla sulle rotaie del tram.
rispondo annoiato alle domande del farmacista. voglio solo dei sali minerali dalla confezione un po' colorata che fa allegria. poi le appendo all'albero al massimo.
esco col mio bel sacchettino di felicità e torno verso casa di mamma.
stessa pioggia, stesso traffico, stessi tergicristalli che spezzano il campo visivo.
mi girano i coglioni, non lo nego, eccheppalle, non sono mica il salvatore, cristo, di mestiere non faccio il portantino, domani lavoro, ma che meschino, sono solo stanco, non è questione di averne o non averne diritto sono stanco, saranno cazzi miei, la prossima volta ti arrangi...
arrivo a casa parcheggio salgo.
consegno il sacchetto magico a mia sorella che solerte riempie un bicchiere d'acqua e somministra a mamma un bel niente molto curativo.
tocco la fronte di mia madre, avrà qualche linea di febbre, sopravviverà.
quindi me ne vado.
è come con i gatti. a volte per dire che ti vogliono bene ti pisciano sulle prese della corrente e prima che tu capisca cosa sta succedendo, passa un intero mese in cui ti salta la luce.
ognuno a suo modo.