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manifesto

Visti i vari fenomeni che girano in rete, intendo precisare che questo blog non è una testata giornalistica. Più che altro perchè nessuno mi paga...

lunedì, 18 giugno 2007

non sono nessuna di questa cose

Sposami perché non so cosa dire quando ti guardo.
Sposami perché non so come chiedertelo.
Sposami perché ho paura che non mi vorrai.
 
Non vedo chiaramente in questo momento, sono confuso, non riesco a decifrare i segni. Di solito cerco di mettere in mezzo un personaggio in queste occasioni che parli al posto mio, qualcuno che rappresenti qualcosa.
Non è che abbia voglia di nascondermi.
Forse è che ho paura di chiedermi certe cose.
Forse è che non ho voglia di svegliarne altre, non ho voglia di svegliare il demone, perché poi quando apre gli occhi non li richiude a comando, e non sai mai cosa ti farà fare, cosa ti farà dire. Forse dopotutto è che come sempre sono molto meno sicuro di quello che sembri anche se continuo a mostrarmi rassicurante nei tuoi confronti, nei vostri confronti.
Forse è che ci sono cose di te che vuoi far finta di non sapere, perché hai provato a cambiare, hai visto che è possibile, hai ottenuto qualcosa e sai quanto ti è costato muoverti anche solo di un passo dall’immobilità nella quale ti sentivi tanto sicuro.
Ma sai anche benissimo quanto tutto questo sia fragile, sai che prima o poi quello che ti sei nascosto di te stesso ti prenderà alla gola, proprio quando tutto sembrerebbe andare bene, il demone verrà a reclamare il suo spazio, il suo tempo, verrà a reclamare il suo banchetto.
Vestiti a festa, amico, c’è la tua vita in tavola.
Solo che non sarai tu a banchettare, tu sei la portata principale, ciò di cui il demone si nutrirà non appena oserai tentare di sfidarlo.
 
“Venghino signori venghino.”
Ed ecco qua signori, la madre che si è nutrita di ciò che sognavi di diventare, com’è bello l’amore soffocante di tua madre, fatti abbracciare piccolo, più stretto, ti voglio bene, più stretto ancora, non te ne andare, lasciati stringere, lasciati abbracciare, lasciati soffocare, devi amare tua madre, come se l’amore fosse qualcosa di dovuto, non qualcosa che si costruisce, che si guadagna. Ah le madri, che creature meravigliose! Cosa vuoi mamma più dei sogni che avevo neglio occhi? Cos’altro vuoi? Per la cara mamma, per ringraziarla della sua partecipazione, abbiamo i miei occhi, tanto ormai sono ciechi mà, vedono solo quello che c’è, non sanno più immaginare.
Mi hai strappato i sogni dagli occhi, mamma. Mi hai strappato i sogni dagli occhi.
E poi ecco, la luce prego, il padre, oh oh oh mio padre, il grande amore mancato, perché da bravo bambino problematico ci tenevo ad avere la mia personalissima assenza, le lacrime da trattenere quando si parla del grande dolore, per far vedere quanto sei sensibile alla ragazza che speri di portarti a letto e a volte quasi me lo chiedo davvero dove cazzo sei finito… tu che parte vuoi babbo? Eh? Per il padre abbiamo la mia pelle, quella su cui si sono strusciate tutte le femmine che hanno desiderato il mio cazzo, il loro profumo è tutto tuo papà, senza questo squallido giochetto delle lacrime non avrei mai trovato una donna tanto scema da avere compassione di un fallito che ama essere un fallito come me. Tutto sommato, grazie di avremi insegnato che conta solo imparare a essere perdenti.
E non dimentichiamo, signori e signori, l’amore della mia vita, ognuno ne ha uno, ciascuno si sveglia una mattina, prende un perfetto sconosciuto per strada e decide che non si può vivere senza. Oh quanto amo l’amore! Tutti come cani affamati a rovistare tra le cosce di altri cani affamati, per poi scegliere un paio di cosce a caso, per la paura di restare soli più che altro… oh, no, non voi signori, si escludono sempre i presenti. oh quanto amo il modo in cui ci condanniamo a passare il resto della nostra vita con una persona che prima o poi odieremo, giurando e spergiurando che abbiamo trovato l'Orfeo che ci libererà dal nostro inferno personale, quello che ti costruisci con tanta cura che alla fine hai paura ad abbandonarlo, e più segui la musica più sei in catene, ballate, ballate pure signori, siete già in catene e non lo sapete, ognuno incatenato al proprio egoismo a giurare che proprio perché ama non è egoista. Oh l’amore! Ognuno non cerca che la propria di felicità: egoismo e ipocrisia in lirici versi, questo è ciò che chiamate amore, privato della sua maschera d’angelo. Con quale pezzo del mio corpo potrò mai ringraziare il grande amore della mia vita? Forse con la lingua, gonfia di tutte le promesse mai mantenute, o il cuore, sfondato dal veleno di tuttò ciò che ho sempre odiato di te, o il cazzo, l’unico pezzo del mio corpo al quale a volte sia capitato di divertirsi con te. Non sempre, sia chiaro. A volte.
“Ma allegri signori siamo qui per festeggiare.”
Vestiti a festa, amico, c’è la tua vita in tavola.
 
Non puoi vincere.
Non puoi vincere.
Non.
Puoi.
Vincere.
In questa squallida lotteria sei il premio che nessuno vuole.
Perché il demone ha la forza di tutta la rabbia che hai lasciato crescere dentro di te senza mai sfogarla, pensando che sarebbe svanita un giorno, che un amore e una notte stellata avrebbero saputo sconfiggerla e ogni battito del tuo cuore non respira dell’amore che speravi ma si nutre di odio, c’è sempre in fondo, da qualche parte il sapore della paura e il disgusto per quanto sei vigliacco, per quanto ancora cerchi di negare che il demone esista, per tutti i “buongiorno come sta?” i “non c’è nessun problema” per tutte le volte che hai mancato di rispetto verso te stesso perché lo sai che al mondo non c’è posto per i deboli.
E quando ti volti a guardare scopri che sei diventato quell’odio, che quello che hai fatto è stato sempre e soltanto nutrire il demone dentro di te.
La paura è un incendio che brucia dell’ossigeno che respiri.
Non puoi vincere.
Non puoi vincere.
Non.
Puoi.
Vincere.
E lo sai.
E’ questo che davvero ti fa paura.
Il demone non ha nulla da perdere.
Tu hai paura di perdere il nulla che hai.


[Postilla per chiunque sia arrivato a leggere fino a qui: nel premettere che io avrei piantato lì il tentativo di lettura di un qualunque post tanto lungo alla seconda o terza riga, questo blog chiude qui.
Non si escludono ripensamenti.
Come sempre]
distillato da Indiano di Bombay nella sua raffineria clandestina alle ore 23:47 | Ultralink | vuoi favorire? | popup
bottiglie d'annata:
lunedì, 11 giugno 2007

il mondo non è abbastanza

ehi gringo, ma che cazzo ti credi che da queste parti serva una colt?
abbiamo il rubinetto del bagno che perde da mesi, invece di andare a manifestare contro bush, tira fuori il numero di un idraulico.
comincia la rivoluzione dal tuo bagno.
ehi amico, non è affatto più semplice.
anzi, quanto ti piace riempirti la bocca di grandi parole e ideali e rivoluzione e hasta la victoria? vuoi partire subito in quarta eh? non ti piace niente l'idea di metterti lì, tirar su le maniche e buttare la spazzatura, fare la raccolta differenziata, riparare il lavandino. sporcarti le mani col quotidiano dell'ideale non ti piace un cazzo eh? qui o si cambia il mondo o non vale la pena.

la luna è un sogno per chi non ha sogni diceva qualcuno.

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bottiglie d'annata: il mondo potrebbe essere meglio
martedì, 05 giugno 2007

ho deciso di dare spazio anche a ciò che non mi piace. vado alla deriva. derivo. da. a.

per essere un grande scrittore
devi scopare con un gran numero di donne
belle donne
e scrivere qualche poesia d’amore decente

e non preoccuparti per gli anni
e /o per i talenti freschi arrivati

bevi solo più birra
di più e ancora più birra

e và alle corse almeno una volta
alla settimana

e vinci
possibilmente.

imparare a vincere è duro –
qualsiasi idiota può essere un buon perdente.

e non dimenticare il tuo Brahms
e il tuo Bach e la tua
birra

non esercitarti troppo.

dormi fino a mezzogiorno

evita le carte di credito
e di pagare qualcosa
per tempo

ricorda che in questo mondo non c’è
un pezzo di figa che valga più di 50 dollari
( nel 1977 )

e se sai amare
ama innanzi tutto te stesso
ma sii sempre cosciente della possibilità
di una sconfitta totale
qualunque sia la ragione per la sconfitta,
appaia giusta o sbagliata

un prematuro assaggio di morte non è per forza
una brutta cosa

stai lontano da chiese bar e musei,
e sii paziente come
il ragno –
il tempo è la croce d’ognuno
oltre
all’esilio
alla sconfitta
al tradimento

a tutta quella merda

stai con la birra.

la birra è sangue continuo.

un’amante perenne

procurati una grossa macchina da scrivere
e mentre i passanti vanno avanti e indietro
fuori dalla tua finestra

picchia quella cosa
picchiala duro

fanne un combattimento per pesi massimi
fanne un toro quando carica la prima volta

e ricordati dei vecchi cani
che hanno combattuto bene
Hemingway, Céline, Dostoevskij, Hamsun.

Se pensi che non siano diventati matti
nelle loro stanzette
proprio come sta succedendo a te ora

senza donne
senza cibo
senza speranza

allora non sei pronto.

Bevi dell’altra birra
c’è tempo
e se non ce n’è
va bene
lo stesso.

Bukowski
(che non mi è mai piaciuto per puro pregiudizio.
un giorno mi prenderò la briga di concedergli udienza)

distillato da Indiano di Bombay nella sua raffineria clandestina alle ore 13:46 | Ultralink | vuoi favorire? commenti (30) | popup commenti (30)
bottiglie d'annata: a hiroshima non la pensano così
domenica, 03 giugno 2007

il re è nudo

guardavo questo: http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/tunick-parcheggio/10.html e altre cose simili. che significa? 2000 tizi nudi in un parcheggio multipiano. e al popolo? dice, purchè se ne parli... in realtà non è questo il punto. qualche tempo fa sentivo non so più chi dire che la differenza tra un poeta e uno che scrive frasi libere su un quadernetto è maurizio costanzo. cioè, se hai un libro che costanzo definisce di poesie (anche se ultimamente le quotazioni di costanzo stanno precipitando e sarebbe anche ora), tu diventi poeta. è come il grande fratello. non succede nulla ma il fatto è che se va in tv è importante. tutta sta gente considerata autorevole che si mette lì e dice "ah, questo tizio che fotografa 2000 chiunque nudi è un genio". qualche tempo fa ero a una specie di festa in una fabbrica dimessa qui a milano. birra calda e un sacco di bambocci convinti che la mamma non capisca il loro animo artistico riuniti a respirare amianto. e io, un annoiato a caso. davanti a un terrario con dentro un foglio di carta bianca sento bamboccio #1 di fianco a me che parlando con bamboccio #2 dice
b#1:"questo è un vero genio. cioè, hai capito un foglio bianco? incredibile"
b#2:"veramente. che idea!"
b#1:"in un terrario! un foglio bianco in un terrario!"
b#2:"veramente. che idea!"
non posso fare a meno di trattenere un rutto sonante. noto che l'effetto della cosa è zittire i 2 bambocci e soprattutto creare un alone sul terrario. per un attimo penso di disegnare un cuore sul vetro, poi mi dico che non si regalano perle ai porci e mi allontano in cerca di altra birra, possibilmente fredda. che la gente che serve birra calda andrebbe imprigionata.

il re è nudo. ho fiduca di riuscire a diffondere il verbo. se imparo a parlare coi rutti.

distillato da Indiano di Bombay nella sua raffineria clandestina alle ore 23:56 | Ultralink | vuoi favorire? commenti (16) | popup commenti (16)
bottiglie d'annata: ma lo vogliamo dire, dialettica inutile, non dovrebbe interessarmi