mi stavo lavando le mani e nel guardarmi allo specchio ho visto uno strano luccichìo sulla mia tempia destra.
mi avvicino per vedere meglio e osservando con attenzione tra le pieghe come sempre disordinate dei miei capelli (che dovrei anche lavare) scorgo un capello bianco.
non che sia il primo in realtà.
ne ho già visti altri,stanno lì, come qualcuno che ha sbagliato indirizzo ma già che c'è si prende da bere.
questo però luccica.
non è solo bianco è proprio oro bianco.
mi capita di pensare a come sarò da vecchio.
ricordo mio nonno, quando è morto.
non l'ho mai amato molto per tutta una serie di motivi: primo fra tutti impiegava ore a mangiare e pretendeva che io e mia sorella stessimo a tavola fino a che lui non aveva finito.
non c'erano possibilità di deroghe con lui.
non chiedeva. ordinava.
beh, insomma lui era sempre stato un tipo sportivo, fino ad 80 anni ha continuato ad andare in bici, camminare, tirare di boxe.
aveva anche un punginball in casa.
e sempre con la fissa di essere totalmente indipendente, odiava non essere in grado di fare le cose da solo.
piuttosto lasciava perdere, ma non chiedeva aiuto.
poi è morta la nonna, sua moglie cioè, non sua nonna, mia nonna (ho sempre una grande confusione in testa riguardo ai rapporti famigliari).
e lui si è lasciato andare.
sembra una cosa romantica.
a mia madre non sembrò così.
"l'ha trattata come una schiava tutta la vita. quella poveraccia si ammazzava di lavoro tutto il giorno e mai che lui muovesse un dito. arrivava a casa e pretendeva di trovare il piatto pronto, qualunque ora fosse, e tutta la famiglia riunita a tavola", disse così mia mamma.
insomma, diciamo che non era esattamente il tipo di uomo capace di farsi amare dalle persone.
un bel giorno prese, uscì di casa da solo e senza dir niente a nessuno cominciò a camminare per Milano.
per 2 giorni non si riuscì a capire dove fosse finito.
arrivarono anche i pompieri che tirarono giù la porta di casa sua.
finchè lo ritrovarono al parco Forlanini, che dava da mangiare ai piccioni.
era ferito, forse era stato rapinato, non lo si seppe mai perchè lui non disse mai nulla.
aveva smesso di cercare di comunicare.
aveva rinunciato.
e per essere sicuro che nessuno avrebbe più potuto entrare nel suo mondo, era impazzito.
i medici dissero che aveva subito una lesione del lobo temporale, o qualcosa del genere non ricordo bene.
fatto sta che era diventato impossibile avere una conversazione logica con lui.
"come stai oggi?"
"quell'infermiera che è passata prima... l'hai vista? mi stava guardando. hai visto che culo eh?..."
era diventato una specie di maniaco sessuale.
mai capito se lo fosse sempre stato in potenza, o se davvero sia stata una botta in testa a farcelo diventare.
anche se poi, alla fine, siamo tutti dei maniaci sessuali.
beh, quando fu ricoverato, cominciò letteramente a rimpicciolirsi.
non riusciva più a stendere le gambe.
arrivavano le infermiere e provavano a distenderlo, e lui si lamentava e quasi piangeva.
e tornava alla sua posizione simil-fetale.
a me sembrava un calciatore che fa riabilitazione.
solo che lui non si riabilitava, si rimpiccioliva sempre più.
io pensavo che era come un cerchio: era ritornato al punto da cui era partito.
un infante che aveva bisogno di essere imboccato, che doveva essere lavato e tutto il resto.
c'era questo particolare delle manie sessuali, ma del resto gli infanti non parlano quindi sai mai cos'hanno in testa...
non so, vedere un uomo che avevo sempre visto correre e pedalare e fare tutto da solo ridotto su un letto senza neanche la consapevolezza della situazione in cui si trovava, voglio dire, per me era la prima volta che vedevo la forza e l'orgoglio ridotti all'impotenza senza possibilità di riscatto
era la prima volta che mi rendevo conto che ci sono cose contro cui non puoi lottare
e che prima o poi toccheranno anche a te
non ho mai avuto tanta paura di morire in vita mia
poi uscendo dalla clinica mi sono guardato intorno e c'erano alberi ovunque nel giardino.
ed erano contorti, e vecchi e mi sembravano mio nonno.
solo che per quanto si contorcessero su loro stessi arrivavano al cielo.
e io sentivo il sole che scherzava con le mie ciglia accarezzandomi gli occhi.
da quel momento quando ho paura penso a me stesso come ad un albero.
non che oggi, che ricorre non so più che anniversario dalla morte di mio nonno, abbia improvvisamente scoperto di volergli bene, a volte i sentimenti si cristallizzano in ciò che sono stati e tali rimangono. dico solo che forse non importa quanto arrivi vicino al cielo. ho letto da qualche parte che non puoi avvicinarti all'orizzonte, resterà sempre a 33 cm, sempre alla stessa distanza, 33 cm.
non so come l'abbiano calcolato, non so nemmeno se sia vero. ricordo solo che sono esattamente 33 cm.
una distanza ridicola.
da diventarci matto a lasciarti ossessionare.
33 cm.
per fortuna un albero non si cura della sua distanza dal cielo.