Va bene.
Dopo essere stato 10 anni con una donna, essendo lei arrivata intorno ai 40 anni, decidete che è tempo di fare un figlio, un azzrdo, come sempre di questi tempi, ma scegli di rischiare, perchè lei sa che è una delle ultime occasioni, e poi è una vita che volete mettere su famiglia.
Ti nasce il figlio, bellissimo, per te, come tutti i bambini per gli altri.
E continuate a lavorare.
Lei, nello stesso posto da 20 anni, piccola azienda, di proprietà di una coppia di signori, nè vecchi nè giovani, 4- 5 dipendenti massimo. Ci si conosce tutti, a volte si va anche a cena a casa dei capi. Lei pensa che siano delle brave persone.
Poi, un giorno qualunque, mentre lei torna a casa dal lavoro le arriva un sms. Per porre fine a 20 anni di collaborazione bastano 30 centesimi. L'azienda chiude. Non perchè stia fallendo, non perchè non ci siano più clienti, ma perchè i simpatici signori nè vecchi nè giovani hanno fatto abbastanza soldi. Pacco vincente, signori, si chiude.
Sarebbe una storia normale.
Se non fosse che lui, il marito della donna licenziata con un sms (e d'accordo, te l'avessero detto a voce, non sarebbe cambiato un cazzo, su questo siamo d'accordo), il padre del bambino di nemmeno un anno prende le parti dell'azienda, giustificando il licenziamento.
Se è così che sono ridotti i lavoratori, con dentro tanto vuoto da parteggiare per chi spedisce a casa tua moglie dopo 20 anni solo perchè l'hanno sfruttata abbastanza, qual è il mondo in cui vuoi veder crescere tuo figlio?
La Storia:
Il pretesto della strage di Sabra e Chatila fu il tentato assassinio dell’ambasciatore israeliano in Gran Bretagna Argov, avvenuto a Londra il 4 giugno 1982 e attribuito a un’organizzazione palestinese dissidente. L'episodio fornì il pretesto per lanciare la cosiddetta operazione “Pace in Galilea”. In origine l’intervento doveva essere un’incursione in territorio libanese di 40 chilometri, ma l’allora ministro della difesa, Ariel Sharon, decise di continuare l’offensiva fino a Beirut. Dopo due mesi di assedio israeliano alla capitale libanese, che costò 18mila morti e 30mila feriti, si aprì la strada ad una soluzione negoziale.
Il 19 agosto 1982, l'allora ministro degli Esteri libanese chiese l’intervento di una forza multinazionale di interposizione. Secondo il piano messo a punto dal mediatore statunitense Philip Habib, le forze dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) sarebbero state evacuate da Beirut entro il 4 settembre, sotto la protezione del contingente neutrale composto da statunitensi, francesi e italiani. Il primo settembre tutti i componenti dell’Olp avevano lasciato il Libano. Il contingente multinazionale lasciò il paese il 10, in anticipo rispetto al calendario stabilito. Nel frattempo il parlamento libanese aveva eletto il nuovo presidente, Beshir Gemayel, cristiano e leader delle falangi, le milizie cristiane, il cui piano neanche troppo nascosto era quello di cacciare via dal territorio libanese tutti i palestinesi. Il 12 settembre Gemayel incontrò Sharon, che due giorni prima aveva dichiarato che in Libano rimanevano ancora 2mila “terroristi” palestinesi, alludendo agli abitanti di Sabra e Chatila. Il 14 settembre un colpo di scena: Gemayel rimane ucciso in un attentato compiuto da un libanese cristiano collegato con un movimento dissidente. In seguito si cercherà di coprire le responsabilità del massacro, facendo passare l’irruzione delle milizie falangiste come un moto di rabbia per l’uccisione di Gemayel. In realtà la strage era già stata preparata durante i colloqui che lo stesso Sharon ammise di aver avuto con Gemayel ed altri esponenti dei falangisti. Il 15 settembre Sharon dette ordine alle truppe israeliane di non entrare nel campo, e contemporaneamente si installò personalmente nel palazzo dell’ambasciata del Kuwait, dalle cui finestre si può osservare chiaramente il campo di Sabra e Shatila. Il 16, alle cinque del pomeriggio, le truppe falangiste iniziarono ad entrare nel campo, che per tutta la durata della strage rimase circondato dall’esercito israeliano. Per 40 ore le truppe falangiste poterono compiere indisturbate la loro missione punitiva nei confronti degli abitanti del campo. Alla fine il bilancio sarà pesantissimo:centinaia le abitazioni distrutte e un conto delle vittime oscillante tra le mille e le tremila.
http://it.peacereporter.net/articolo/8746/Il+ricordo+di+Sabra+e+Chatila
I racconti dal campo:
Sull' unica grande strada, sempre piena di polvere o fango, che attraversa Chatila c¹era il negozio di bicicletta di un tale Abu Walid Harb.
La donna abitava nella baracca accanto. Il marito e il figlio più grande si erano messi in salvo qualche ora prima, quando era giunta voce che stavano arrivando le milizie cristiane. Ma lei era rimasta, con il figlio più piccolo. Gli arabi, in genere, non ammazzano donne e bambini. Sono le mogli che restano a custodire la casa quando gli uomini scappano. Una legge non scritta della guerra impone di rispettarle. Ma quella sera le Forze libanesi volevano vendicare Beshir Gemayel e non avevano più legge.
Quando tre miliziani sfondarono la porta, la donna strinse più forte il bambino, come cercando di nasconderlo tra le vesti. Un uomo l'afferrò per il collo mentre gli altri le strappavano il figlio dal petto. Ridevano. Sbatterono il bambino in un angolo e presero la mira con i fucili. "Non uccidetelo", gridò la donna, "per amor di Dio, no!". Si buttò avanti per ripararlo con il suo corpo, fu ricacciata con il calcio del fucile nel petto. E ridevano. Il bambino cominciò a strisciare, piano piano, tremando, verso la madre. Uno dei tre miliziani l'afferrò per un piede, come si afferra un pollo, e lo ributto nell'angolo. "Uccidete me invece", gridava la donna, "in nome di Dio, pietà". "No, è lui che vogliamo. Tra pochi anni diventerebbe un terrorista". Adesso non ridevano più. Il bambini gridava "Mamma, mamma" quando una raffica gli crivellò il corpo. Nella stessa strada abitava il vecchio Abu Diab con la figlia di diciassette anni, Aida.
Pensava di non aver nulla da temere perché era cristiano. Palestinese, ma cristiano. La sua morte ebbe una testimone, Umm Wisam, una vecchia che viveva nella stanza accanto e che nascosta dietro un mobile in cucina, udì, attraverso una parete sottile, lo schianto della porta sfondata e subito dopo una raffica di mitra. Alcuni proiettili bucarono il muro. Anche qui gli intrusi ridevano. Ci fu un rumore come di lotta, ma come avrebbe mai potuto lottare il settantenne Abu Diab contro un manipolo di miliziani in armi?
Poi un grido, inconfondibile, e allora Umm Wisam capì: stavano violentando Aida, Aida che adesso gemeva debolmente mentre il padre ripeteva con voce bassa e fremente un'unica frase: "Dio vi maledica". Un nuovo urlo, terribile, si spense tra il crepitare di altre raffiche. Un breve, profondo silenzio sullo sfondo del cannone che in lontananza continuava a tuonare, poi i passi dei miliziani che se ne andavano. Umm Wisan osò uscire soltanto il giorno dopo, quando ormai le milizie si erano spostate verso altri quartieri di Sabra e Shatila. Il corpo di Abu Diab era sull'uscio, braccia e gambe legate, un grande squarcio sulla spalla sinistra, vicino al collo.
Lo squarcio di un'accetta. Aida, seminuda, stava sul pavimento, il petto e il collo profondamente graffiati, due fori di pallottola vicino al cuore. La vecchia cercò di ricomporle le vesti e soltanto allora si accorse che dal ventre spuntava il manico di una baionetta. Dal tetto di un caseggiato che domina Chatila gli ufficiali israeliani seguivano l'operazione. Per tutta la notte e per tutto il giorno seguente le Forze libanesi si abbandonarono ad un macello sistematico. Mentre alcune compagnie procedevano al rastrellamento, altre bivaccavano in un edificio abbandonato presso l'ambasciata del Kuwait pronte a dar loro il cambio.
Gli israeliani fornivano i viveri: sul posto venne poi trovato un mucchio di scatolette di carne con le etichette in caratteri ebraici.
Bruno Marolo, giornalista italiano, è stato testimone degli eventi più drammatici prima come inviato della "Gazzetta del Popolo" di Torino e poi come corrispondente dell¹Ansa. Inviato in Libano nel 1973 ha assistito nell¹ottobre seguente alla guerra arabo-israeliana sul fronte del Golan. Nel 1980 ha assunto la direzione, a Beirut, dell¹ufficio di corrispondenza dell¹Ansa per il Libano e il Medio oriente. Nel 1985 gli è stato assegnato il premio Ischia per i servizi sulle stragi di Sabra e Chatila
http://www.tmcrew.org/int/palestina/libano/infernosabrachatila.htm
I responsabili:
I soldati israeliani, le cui basi si trovavano a meno di 500 metri dai campi, rimasero a guardare e anzi fornirono supporto logistico ai falangisti e cercarono di aiutarli nel tentativo, tanto grottesco quanto inutile, di coprire l’enormità del massacro. Allora il mondo si indignò, anche a Tel Aviv ci furono oceaniche manifestazioni di protesta (non altrettanto oggi, purtroppo…), il governo fu persino costretto a nominare una commissione di inchiesta. “Una responsabilità - scriveva la commissione Kahane - deve essere attribuita al ministro della Difesa (Ariel Sharon, ndr) per aver trascurato il pericolo di atti di vendetta e di massacri da parte dei falangisti contro la popolazione dei campi profughi e per aver omesso di considerare questo pericolo quando decise di far entrare i falangisti nei campi.
Inoltre una responsabilità deve essere attribuita al ministro della Difesa per non aver predisposto misure appropriate per prevenire o per ridurre il pericolo di massacri come condizione per l'entrata dei falangisti nei campi. Questi errori costituiscono la mancata realizzazione della missione di cui era incaricato il ministro della Difesa”. Come già nel 1956, “Arik (nome di battaglia di Sharon, ndr) il Sanguinario” fu mandato a casa per un po’, con una bella tirata d’orecchi. Niente di più. Mai nessun processo è stato celebrato contro i responsabili materiali e i mandanti di quell’eccidio. Eli Hobeika, che allora guidò le operazioni della Falange, ha fatto un po’ di carriera politica (ironia della sorte: è stato persino ministro per i profughi nel governo libanese!), poi è diventato uno degli uomini d’affari più potenti a Beirut e infine, nel gennaio scorso, è stato dilaniato da un’auto-bomba… Già, aveva appena dichiarato di essere disponibile a testimoniare contro Sharon nel processo intentatogli da una corte belga sulla base di una legge che attribuisce competenza universale alla giustizia di quel paese per i crimini di guerra, contro l'umanità e il genocidio... Qualcuno ha dei dubbi sui mandanti dell’attentato? Amos Yuron, comandante israeliano fuori da Sabra e Chatila, che ignorò i rapporti dei suoi subordinati sul massacro in corso nei campi, è oggi direttore generale del Ministero della difesa. Sharon ha raggiunto il vertice del potere
(sintesi documentario BBC, a firma di Fergal Keane dal titolo "Sharon, the accused")
http://www.cinemah.com/neardark/index.php3?idtit=854
SIDONE
Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate
e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca
cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finché il sangue selvatico
non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della deportazione
perché di nostro dalla pianura al molo
non possa più crescere albero né spiga né figlio
ciao bambino mio l'eredità
è nascosta
in questa città
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte.
http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=22&lang=it
"È il caso di Sidone, Sidùn in genovese. Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all’uso delle lettere dell’alfabeto anche l’invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l’attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz’età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. Un grumo di sangue, orecchie e denti di latte, ancora poco prima labbra grasse al sole, tumore dolce e benigno di sua madre, forse sua unica e insostenibile ricchezza.
La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo. Bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea." F. De Andrè
Riottosa a ogni tipo di amore
sei entrato tu a invadere il mio silenzio
e non so dove tu abbia visto le mie carni
per desiderarle tanto.
E non so perché tu abbia avuto il mio corpo
per poi andartene
con il grido dell'ultima morte.
Se mi avessi strappato il cuore
o tolto l'unico arto che mi fa male
o scollato le mie giunture
non avrei sofferto tanto
come quando tu un giorno insperato
mi hai tolto la pelle dell'anima
Alda Merini
http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/libia-firmate-la-petizione-on-line.html
Pertanto con questa petizione chiediamo a
PARLAMENTO ITALIANO e PARLAMENTO EUROPEO
COMMISSIONE EUROPEA
UNHCR
1. di promuovere:
Una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano.
Inchiesta che sia anche finalizzata a chiarire le responsabilità italiane dirette o indirette, al fine di bloccare eventuali rinnovi degli accordi bilaterali, riconducendo la collaborazione con la Libia ad un quadro europeo ed internazionale.
2. di avviare rapidamente, vista l’emergenza della situazione,
Una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri.
Tel Rumeida, uno dei quartieri di Hebron dove, dal 1986, risiedono i coloni più violenti.
Nel video, si vede la condizione in cui è costretta a vivere la famiglia palestinese Abu Eisha: la casa è protetta da una rete metallica. "E' come vivere in prigione", dice una delle abitanti della casa.
A piacimento, i coloni segregano l'intera famiglia all'interno della casa, insultano gli abitanti e li attaccano con il lancio di pietre sotto gli occhi indifferenti dei soldati.
Nella seconda parte del video, uno dei ragazzi della famiglia Abu Eisha cerca di tornare a casa, mentre i coloni lo attaccano. La sorella chiede ad un soldato di intervenire per fermare i coloni. Il soldato le intima di rientrare in casa.
In quest'altro video, bambini palestinesi scortati da volontari internazionali, uno dei quali è l'autore del video, cercano di andare a scuola. Sulla strada, vengono intercettati da coloni che li attaccano con il lancio di pietre. I soldati guardano e non fanno nulla.
In entrambi i video, molto spesso protagonisti delle violenze sono bambini, educati dagli adulti all'odio contro gli arabi sin dalla giovane età. Questa è l'idea di convivenza dei due stati di questi coloni fanatici.
Si stima che attualmente in Cisgiordania risiedano 400 mila coloni, incentivati dalla politica di sgravi fiscali del governo israeliano.
La guerra di propaganda
miti comuni dati a bere al pubblico americano
di Raff Ellis per YellowTimes
Nessun argomento e' piu' pervaso di false informazioni come il Medioriente. Il nostro governo e' certamente colpevole di tali pratiche e ha messo in motouna imponente macchina di falsita' allo scopo di dare dignita' al suo attacco all'Iraq. Gli instancabili supporters di Israele nei media ed al governo creano storie che non stanno in piedi. Ma, una volta fabbricate, esse cominciano a vivere di vita propria e l' "uomo della strada" le ripete senza fallo. Diamo un'occhiata solo ai piu' comuni di questi miti metropolitani.
ISRAELE E' STATO SPESSO ATTACCATO DAI SUOI NEMICI E SI DIFENDE SEMPLICEMENTE
In realta' Israele e' stato quasi sempre l'aggressore. Di solito ha dichiarato che tali aggressioni erano "provocate", ma si trattava di bugie e disinformazione in gran parte dei casi. Nel 1956, Israele attacco' l'Egitto, conquistando il Sinai e Gaza, e fu costretto al ritiro dal Presidente Eisenhower.
Nel 1967, lancio' un'aggressione contro Egitto, Siria e Giordania, annunciando di essere stato attaccato. Israele utilizzo' come giustificazione una serie di esercitazioni militari egiziane nel Sinai , ma, in seguito, ammise di aver lanciato una guerra "preventiva". Nessuno si chiese, allora, il perche' di una bugia se Israele era nel giusto e, soprattutto, come mai, se l'Egitto aveva effettivamente attaccato Israele, l'intera aeronautica egiziana era stata distrutta a terra. In seguito fu dimostrato che l'attacco del 1967 era stato lungamente pianificato (vedi "Body of Secrets", pag 139-239, dell'ex operatore dell'NSA, James Bamford), e serviva ad Israele per conquistare la Cisgiordania, con Gerusalemme, e le sue risorse d'acqua.
Quando l'Egitto, nel 1973, attacco' Israele nel Sinai per riconquistare i suoi territori presi da Israele nel 1967, stava, in realta', attaccando il suo territorio occupato, non Israele.
Nel 1978, Israele invase e occupo' il Libano del sud, che controllo' per 22 anni. Nel 1982, si spinse fino a Beirut, facendo 30.000 morti nel corso dell'invasione.
Dunque, indipendenti della retorica dello "spingerli in mare" e "morte agli arabi": chi fu l'aggressore, qui?
Israele e' stato l'aggressore in quasi tutte le guerre del Medioriente: a volonta' ha bombardato Iraq, Libano, Giordania, Siria, Egitto, Tunisia e persino gli USA, attraverso l'attacco alla nave USS Liberty nel giugno 1967. Esso cerco' di affondare la Liberty perche' temeva che la nave spia americana avesse monitorato le comunicazioni mediante cui i generali israeliani adescarono Siria e Giordania nella guerra del 1967, e avesse visto i crimini di guerra commessi nel Sinai contro i prigionieri egiziani. Nessuno di questi paesi ha mai bombardato Israele, se si escludono alcuni Scud lanciati dall'Iraq durante la prima Guerra del Golfo e che, peraltro, non ebbero alcuna conseguenza.
ISRAELE VUOLE LA PACE CON I PALESTINESI E LE SUE GENEROSE OFFERTE VENGONO OGNI VOLTA RIFIUTATE
E' Israele ad aver fatto naufragare qualsiasi cosiddetto "accordo di pace". Gli originali Accordi di Camp David, durante l'amministrazione Carter, con i quali il Sinai fu restituito all'Egitto, avrebbero dovuto mettere fine alla politica di insediamento coloniale israeliano in Cisgiordania. Da allora, invece, migliaia di nuove colonie sono state costruite.
La cosiddetta "generosa offerta" di Barak, due anni fa, ha cominciato a vivere di vita propria come modo standard di giudicare la "follia palestinese". La verita' di questa "generosa offerta", tra l'altro mai messa per iscritto, puo' essere sintetizzata come segue:
a) Negava ai palestinesi il controllo sulle proprie frontiere, spazio aereo e risorse idriche mentre legittimava ed espandeva le colonie illegali israeliane.
b) Dava un ritocco cosmetico all'occupazione militare, mantenendo a "tempo indeterminato" gli avamposti militari per proteggere le colonie.
c) Richiedeva l'annessione di quasi il 9% dei Territori Occupati in cambio di solo l'1% dell'attuale territorio d'Israele e un aggiuntivo 10% dei Territori Occupati sotto forma di "affitto a lungo termine".
d) Divideva la Palestina in quattro cantoni separati e accerchiati: Cisgiordania del Nord, del Sud e Centrale e Gaza, obbligando al controllo israeliano il movimento di popolazione e merci all'interno del paese.
Questa e' la "generosa offerta", che nessun leader palestinese sano di mente poteva accettare.
I PALESTINESI NON RICONOSCONO IL DIRITTO DI ISRAELE AD ESISTERE
I palestinesi fecero questo passo nel 1988 e lo ribadirono in diverse altre occasioni, inclusa Madrid nel 1991 e Oslo nel 1993. Israele non ha ancora riconosciuto il diritto dei palestinesi.
NON E' RAGIONEVOLE INSISTERE SUL DIRITTO AL RITORNO DEI PALESTINESI, POICHE' ESSO METTEREBBE IN PERICOLO LA SICUREZZA DI ISRAELE
E' sorprendente che ebrei di tutto il mondo, che non hanno alcun legame ne' geografico ne' ancestrale con la Palestina, abbiano "ereditato" il "diritto al ritorno", mentre i palestinesi, che hanno legami fisici, storici e ancestrali con la terra da migliaia di anni, non abbiano tale diritto. Il problema dei profughi palestinesi non e' mai stato discusso a Camp David perche' Barak dichiaro' che Israele non aveva alcuna responsabilita' ne' nei confronti dei profughi, ne' della legge internazionale, ne' delle Risoluzioni ONU.
I PALESTINESI NON VOGLIONO LA PACE
I palestinesi hanno sempre dichiarato di accettare una soluzione basata sul rispetto della legge internazionale e sulle Risoluzioni ONU 242 e 338. Israele no.
IL GOVERNO ISRAELIANO VUOLE LA PACE
Il partito Likud, di cui Sharon e' il leader, non ha mai nascosto la sua piattaforma politica: no ad uno stato palestinese; rafforzamento degli insediamenti coloniali in Cisgiordania e Gaza; mantenimento del controllo israeliano sulle risorse idriche in Cisgiordania; confine orientale di Israele da ritenersi il fiume Giordano; Gerusalemme capitale "indivisa" di Israele. Cosa resta ai palestinesi?
I PALESTINESI SONO UN POPOLO DI TERRORISTI
E' stato invece Israele ad introdurre il terrorismo in Medioriente. Negli scritti di Menahem Begin, egli racconta di come i palestinesi furono "etnicamente ripuliti" mediante azioni di terrorismo, le quali permisero ad Israele di conquistare circa il 40% di territorio in piu' di quanto consigliato dal "piano di partizione" dell'ONU.
Israele vorrebbe farci credere che attivita' sponsorizzate dallo stato, quali assassinii, demolizioni di case, confisca di proprieta', deportazioni di massa e miriadi di altre umilianti violazioni dei diritti umani siano legali e giustificabili come auto-difesa. La resistenza a questi crimini, ovviamente, e' terrorismo
L'IDEA CHE GLI EBREI CONTROLLINO I MEDIA NON E' CHE UN' ALTRA MANIFESTAZIONE DI ANTI-SEMITISMO
Sembra che alcuni membri della comunita' ebraica stiano cercando di perpetuare il mito dei media. Lo scorso anno, il colosso dei media CanWest Global Communications Corp., posseduta da Israel Asper e famiglia, annuncio' che, dal 12 dicembre 2001, non uno ma tre editoriali a settimana sarebbero stati scritti nei Quartieri Generali della corporazione a Winnipeg, ed imposti a 14 giornali, inclusi il Vancouver Sun and province, il Calgary Herald ed il Montreal Gazette. CanWest possiede inoltre il 50% del quotidiano nazionale National Post, soggetto anch'esso alle nuove direttive.
Inoltre, in aggiunta agli editoriali imposti, tutti gli articoli della colonna dell'editoriale sarebbero stati obbligati a riflettere il punto di vista della CanWest Global Corporation. CanWest lo scorso anno divenne la piu' importante catena di quotidiani con l'acquisto della Southam News Inc., con cui ottenne il possesso di 14 quotidiani metropolitani e 128 quotidiani locali in tutto il paese.
La storia venne alla luce nel programma radiofonico Canadian Broadcasting Corporation's As It Happens. Bill Marsden, un reporter investigativo del Montreal Gazette, affermo' che il suo editore aveva detto che la CanWest era "molto sensibile" al contenuto editoriale. Marsden spiego', parafrasando le direttive, che "cio' equivale a dire: niente critiche ad Israele. Nel nostro giornale non pubblichiamo articoli che esprimano critiche verso Israele e cio' che sta facendo in Medioriente. Non abbiamo il dibattito libero che dovrebbe esserci su queste questioni".
A cio' si aggiunga la dichiarazione di Sharon alla Knesset riguardo le preoccupazioni americane: "Noi possediamo le banche ed i media. Senza di noi sono un popolo di stupidi". Sembra che questo stereotipo abbia alcuni forti sponsors ebraici.
LA RESPONSABILITA' DEI PALESTINESI RICADE SUI LORO FRATELLI ARABI
Questo e' un tema caro ai "fachi" israeliani, che intendono con cio' trasferire ai loro vicini il problema che essi hanno creato. Gli "arabi" ed i "palestinesi" non sono un'entita' indistinta, come questi falchi amano credere. La lingua e la religione comuni non definisce dei gruppi etnici o nazionali. E' solo un altro tentativo di far apparire gli israeliani come la vittima, un popolo assediato sotto la minaccia di essere sopraffatto da orde di arabi-musulmani. Quando Israele si insedio' in Palestina, nel 1948, si stima che quasi il 35% della popolazione palestinese fosse cristiana. Moltissimi tra essi sono stati scacciati o hanno preferito andarsene piuttosto che finire sotto occupazione.
Persino adesso, se dobbiamo credere ai sondaggi, gli israeliani approvano il "transfer" (eufemismo per pulizia etnica) dei palestinesi dai Territori occupati. L'avidita' di territorio e' al picco massimo tra i membri ed i seguaci del Likud, come puo' testimoniare la terribile offensiva contro la popolazione indigena. Per quale altro motivo, se non per forzare un popolo a lasciare la sua terra, Israele dovrebbe demolire case, sradicare orti, sparare e terrorizzare civili innocenti, privare i vecchi, i feriti ed i malati delle cure mediche, distruggere le infrastrutture dell'Autorita' palestinese, schiacciare ogni automobile sotto le ruote dei carrarmati, colpire e distruggere le ambulanze?
ISRAELE E' L'UNICA DEMOCRAZIA DEL MEDIORIENTE
Gli apologeti di Israele amano strombazzare la nozione secondo cui Israele e' circondato da regimi repressivi, mentre esso e' un chiaro esempio di democrazia in movimento. Il test reale di una democrazia resta l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte allo stato. In realta', in questa supposta democrazia, oltre un milione di israelo-palestinesi costituiscono una vasta sottoclasse di cittadini di seconda categoria.
Essi sono discriminati dalla loro controparte ebraica in svariati modi: negazione dei permessi di costruzione, di possesso della terra, documenti di identificazione speciali, discriminazioni nell'impiego e nel movimento, etc. Elezioni libere non significano democrazia, poiche', se questa e' la misura, Turchia e Libano si qualificano ottimamente come democrazie. Al massimo, Israele e' una teocrazia, una nazione basata sul concetto di "ebraicita' ", un concetto che, ovviamente, cozza contro i principi democratici.
Questo e' il caso contro i propagandisti israeliani e le loro coorti. Non e' ne' complicato ne' complesso. Israele ha dipinto una trama di paura ed odio in Medioriente, descrivendo se' stesso come la vittima ed i palestinesi come terroristi, invece che come popolo dispossessato. Dai giornali e dagli spettacoli op-ed in TV, i quali ripetono pappagallescamente variazioni dei miti che abbiamo riportato, si capisce che, negli USA, la grande bugia e' viva e gode di ottima salute.
Alla fine del 1947, i sionisti, che possedevano il 5% della terra palestinese, iniziano una campagna di pulizia etnica, per arrivare alla dearabizzazione totale della Palestina. I palestinesi si oppongono a qualunque piano di spartizione della Palestina, in nome del principio di autodeterminazione dei popoli (come promesso loro dalla Gran Bretagna durante la prima guerra mondiale in cambio dell'appoggio contro l'impero ottomano) e della convivenza secolare con gli ebrei: un unico stato per due popoli.
Tutti i principali promotori della pulizia etnica saranno poi importanti figure del futuro Stato Israeliano (Ben Gurion, Menachem Begin, Rabin, Sharon...).
La pulizia etnica causò 700mila profughi, e migliaia di morti. I soldati israeliani avevano l'ordine di far esplodere le case dei palestinesi con gli abitanti ancora all'interno, pratica che continua ancora oggi. Per evitare che i palestinesi tornassero alle proprie case, i soldati piazzavano mine tra le macerie. (cfr, La pulizia etnica della Palestina, Ilan Pappè).
Israele, in tutte le fasi del cosiddetto "processo di pace", si è sempre rifiutato di riconoscere le proprie responsabilità nella tragedia palestinese, la Nakba.
Con la risoluzione 194 dell'11 dicembre 1948, l'ONU riconoscere il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Risoluzione sistematicamente violata da Israele da 61 anni.
I palestinesi, dopo la Nakba, si ritrovano senza uno Stato, divisi tra i pochi che sono riusciti a rimanere all'interno di quello che è divenuto lo Stato israeliano (e che vengono discriminati da leggi razziste come quella che vieta di vendere la terra a non ebrei), e quelli deportati o fuggiti, a causa della pulizia etnica, in Cisgiordania (sotto amministrazione giordana) o nella striscia di Gaza (sotto amministrazione egiziana).
Con la guerra dei 6 giorni del 1967, la Cisgiordania e la striscia di Gaza, oltre a Gerusalemme est, alle alture del Golan siriane e alla penisola del Sinai egiziana diventano territori occupati da Israele. In seguito, nell'ambito delle trattative per la normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli stati arabi, Israele restituirà il Sinai all'Egitto.
Al contrario, la Cisgiordania, la striscia di Gaza e Gerusalemme Est restano Territori Occupati, sotto amministrazione Israeliana, sottoposti alla legge militare.
Con la risoluzione 242 del 22 novembe 1967, l'ONU chiede a Israele di ritirarsi dai territori occupati. Risoluzione sistematicamente violata da Israele da 42 anni.
Con gli accordi di Oslo dell'agosto 1993, l'ANP di Arafat, che Israele riconosche come legittimo rappresentante della popolazione palestinese, riconosce lo stato di Israele, in cambio di un processo che, in alcuni anni, avrebbe dovuto portare alla nascita di uno stato Palestinese indipendente entro i confini precedenti alla guerra dei 6 giorni del 1967: Cisgiordania, striscia di Gaza e Gerusalemme Est capitale. Il 22% della Palestina storica. Quello che di fatto accade è che dal 1993 al 2000, Israele appalta la gestione della sicurezza nei territori occupati all'ANP di Arafat, che spera in cambio di ottenere il riconoscimento dello stato palestinese. Nonostante i risultati ottenuti dall'ANP, Israele al momento delle concessioni a Camp David rifiuta qualsiasi riconoscimento della Nakba, rifiuta di smantellare le colonie illegali costruite nei territori occupati che creano veri e propri bantustan palestinesi circondati da soldati israeliani e dal muro di segregazione e, da utlimo, rifiuta di concedere all'ANP Gerusalemme Est come capitale. Una proposta che nessun palestinese avrebbe mai potuto accettare. Il "processo di pace" naufraga.
Nel frattempo Israele continua con la politica dei fatti sul territorio: colonie, occupazione militare, controllo dei confini, embargo omicida contro 1,5 milione di abitanti di Gaza, soprusi sulla popolazione, distruzione delle case degli arabi israeliani, furto delle risorse (acqua, terra e gas nel mare al largo della striscia di Gaza), deportazione dei palestinesi all'interno di bantustan sempre più isolati tra loro, divisi da centinaia di check-point.
Israele è sostenuto nella propria politica di occupazione militare dagli USA, sia attraverso ingenti finanziamenti, che attraverso la vendita di armi e con il peso politico USA all'interno dell'ONU (diverse le risoluzioni contro le quali votano soltanto gli USA, come per la proposta di pace araba).
Nella cartina, il verde è ciò che resta della terra palestinese.
"immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese"
Secondo un'indagine del Censis, durante la campagna elettorale il 69,3% degli elettori ha formato la sua scelta attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali.
Questi telegiornali.
http://milanocittaperta.wordpress.com/2009/06/05/presidio-io-non-respingo/
Dal 10 al 12 giugno prossimi sarà in visita ufficiale in Italia il presidente libico Muhamad Gheddafi. La visita giunge a coronamento di un periodo segnato da un ricorso sistematico da parte del governo italiano alla cosiddetta politica dei respingimenti ovvero al dirottamento verso le coste della Libia delle navi che trasportano migranti e richiedenti asilo. Questa politica è legata agli accordi in materia di immigrazione siglati dal nostro paese con il governo di Tripoli che – dietro adeguate contropartite economiche – prevedono la cooperazione tra i due paesi nel contrasto al fenomeno migratorio. Accordi siglati nonostante sulla Libia pesino come macigni denunce di violazione sistematica dei diritti umani da parte dell’ONU e di riconosciuti organismi non governativi internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch. Secondo l’osservatorio indipendente Fortress Europe attualmente esistono in Libia ben 21 centri di detenzione per migranti e richiedenti asilo in cui si fa ricorso costante a trattamenti disumani e tortura. Con la politica dei respingimenti l’Italia ha scelto deliberatamente di inviare decine di migliaia di persone verso la Libia dove- grazie alle clausole dell’accordo che prevedono la non ingerenza reciproca negli affari interni- potranno essere incarcerati e sottoposti ad ogni forma di trattamento degradante e disumano.
Di fronte a tutto questo denunciamo con forza la complicità e le responsabilità del governo italiano nelle stesse violazioni dei diritti umani che avvengono sul territorio libico e chiediamo di porre immediatamente fine alla politica dei respingimenti e di rivedere gli accordi di cooperazione con la Libia, mettendo come precondizione imprescindibile per ogni trattato bilaterale il rispetto completo dei diritti umani.
Per queste ragioni aderiamo alla grande campagna nazionale “Io non respingo” lanciata dall’osservatorio Fortress Europe e invitiamo tutti i cittadini a partecipare ad un
PRESIDIO
sotto la sede del Consolato libico in
piazza Diaz angolo via Baracchini a Milano
Mercoledì 10 giugno 2009 ore 18
NOI NON RESPINGIAMO!
per adesioni: io.non.respingo@gmail.com
Ciascuno ha i suoi vizi: c'è chi beve, chi fuma, chi s'ammazza di seghe, chi colleziona questo e quello...
E' una cosa divertente, nulla da dire, ognuno ha la sua copertina di Linus.
Mi piace molto meno quando sei in auto per andare da qualche parte e uno dei tizi in macchina con te ti fa fare 200 km di deviazione per trovare un tabaccaio aperto perchè senza sigarette non può vivere, e al 200esimo km, di fronte alla tua insofferenza, ti dice:"Ma dai oh, tu non hai vizi?".
Si certo, ne ho anch'io: bevo alcolici, adoro i dolci, bestemmio con fantasia...
Il punto è che io non capisco e non tollero la gente che trasforma i vizi in dipendenze, ovvero quelle persone che trasformano la libera scelta di godersi un piacere, nella schiavitù del non poterne fare a meno.
Non avete la mia comprensione, mi fate pena, rinchiudetevi da qualche parte con [riempire con nome di qualcunque cosa della quale non possiate fare a meno] e giocate il vostro ruolo di nevrotico di successo con i vostri amici disposti a starvi dietro in attesa del loro turno. Non lo trovo divertente. Punto.
"Eh, ma come sei estremista!". Muori. Semplicemente. Muori. Non è uno scherzo. Chi chiama estremiste le persone che esprimono il proprio punto di vista è un'altra delle cose che non tollero. Dietro la tua visione del mondo in cui ciascuno dev'essere libero di fare ciò che vuole, in realtà c'è il fatto che ti vuoi raccontare che tutti sono fatti come te, e che quindi sei normale, e nel tuo mondo libero chiunque si trovi nelle tue vicinanze deve trovare ragionevole perdere un'ora per stare dietro alle tue assurde pretese. La verità è che ti inventi un'immagine del mondo che ti fa comodo per non renderti conto che sei soltanto un poveraccio che non sa nemmeno fare a meno di una sigaretta quando non c'è un modo ragionevole di averne una.
Un cazzo di bambino capriccioso, con troppi anni alle spalle per essere tollerato, e pochi anni per essere rinchiuso alla residenza "Anni felici".
"Tu non capisci, tu non hai vizi..."
Muori.
Soffrendo.
E comunque capisco benissimo.
E proprio per questo,
Muori.
In grande amicizia.
Il monologo censurato del Decameron sulla "Spe salvi" (avrete mica creduto alla cazzata della battuta su Ferrara?):
Benvenuti a DECAMERON. Politica, sesso, religione e morte. Un programma televisivo così bello che ne vedi una puntata e dici: “Oh, non guarderò mai più la vita vera finché campo!” Uuuuh! Stasera sono proprio elettrico. Sarà che mi devono arrivare. Qua a Roma è arrivato l’inverno. Fa molto freddo. Fa tal freddo che le minorenni sulla Salaria offrono pompini gratis ai ciccioni. Un mio amico va a puttane sulla Salaria.
Gli ho detto che in giro è pieno di ragazze oneste e rispettabili. Sì, mi fa lui, ma quelle non posso permettermele. Fa veramente molto freddo. Fa talmente freddo che oggi Mussi spalmava il vicks vaporub sulla Cosa Rossa. Fa molto freddo, ma sono bellissime giornate. C’è un sole splendido. E quando c’è il sole, sono tutti allegri. Oggi ho visto un funerale entrare in un McDonald’s. Ballavano la conga.
Mi accodo al trenino ed entro anch’io. Era il McDonald’s di piazza di Spagna. Sì, a Roma in piazza di Spagna c’è un McDonald’s. Non bisogna stupirsi. I McDonalds sono ormai dappertutto. Mia sorella ha un McDonalds nella sua cucina. Io ne ho uno nei miei pantaloni.
E mentre sono lì che contribuisco a disboscare la foresta pluviale mangiando un Big Mac da 3 etti, mi viene in mente una cosa. Nessuno pensa mai al sacrificio delle mucche che vengono macellate per la goduria del nostro palato. Bisognerebbe onorare il loro sacrificio. Con delle raffigurazioni. Con delle icone. In chiesa ci sono le stazioni della via Crucis, no? In un McDonald’s dovrebbero esserci dei quadretti simili. Con una mucca al posto di Gesù. Più o meno 14 quadretti: 14 stazioni della via Crucis della mucca, la Cow Crucis, con sotto delle brevi didascalie. Mi sembra una buona idea. Onoriamo il sacrificio delle mucche. Anche perché sembra che le mucche tengano una lista delle persone che mangiano hamburger: per quando si vendicheranno.
Qualcuno mi ha chiesto: Daniele, perché ce l’hai con la religione? Perché mi sono convinto che le religioni sono pericolose. Operano un plagio di massa che ha una funzione sociale di controllo; e che diventa pericolosissimo quando la religione, forte del numero, tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l’attività dei governi. Gli esempi in questo senso sono sempre all’ordine del giorno (staminali, pacs, eutanasia) e ormai insopportabili... Ricorderete come la Chiesa si sia opposta alla ricerca sulle staminali degli embrioni perché "l’embrione è uno di noi, è già persona".
C’erano però tre contro-argomenti formidabili: a) Quello teologico. S.Tommaso nega agli embrioni la resurrezione, in quanto privi di anima razionale, e pertanto non ancora esseri umani. (Supplemento alla Summa Theologiae, 80, 4); b) Quello pragmatico. La Chiesa nega il battesimo ai feti abortiti in modo spontaneo. Nella prassi, cioè, la Chiesa non considera il feto una persona finchè non nasce vivo. c) Quello naturale.
Di tutti i concepiti, solo il 15-20% riesce ad annidarsi nell’utero materno. La natura stessa, cioè, non tutela così tanto il diritto alla vita del concepito, diritto che però si arroga la Chiesa. ...È stata poi la scienza, e non la religione, a scoprire, la settimana scorsa, che è possibile ricavare cellule staminali anche da tessuti adulti. Fine del dilemma etico sollevato ad arte. Con la nuova ricerca sulle staminali, gli scienziati ritengono che adesso potremmo fare grandi progressi, dalla cura del Parkinson alla rigenerazione della spina dorsale nel centrosinistra.
.... In realtà, lo sappiamo, il motivo vero è che la Chiesa teme le unioni omosessuali. Ma se è un tema così importante, com’è che Gesù non dice una parola in proposito? Gesù non dice una parola su questo, ma tante sulla tolleranza, l’accettazione, il non giudicare, il frequentare i reietti e gli ultimi. La Bibbia dice: “Non guardare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino, ma la trave nel tuo occhio”. Al che i gruppi gay hanno replicato: se la trave te la metti nell’occhio, lo stai facendo in modo sbagliato”. La regola della convivenza umana è terrestre, non divina: ogni uomo è libero e deve poter decidere su di sé. ...E invece mille ostacoli. Col paradosso che i nostri parlamentari, per tenersi buoni i voti vaticani, da anni negano a noi, cittadini che li eleggiamo, i diritti che per sé loro si sono già attribuiti: da ben 16 anni, infatti, i parlamentari conviventi hanno gli stessi diritti dei parlamentari sposati.
......Nel frattempo Veltroni si trova a dover trattare con la segreteria di stato vaticana sull’eventuale istituzione di un registro delle coppie di fatto nel comune di Roma. Alla faccia della pari dignità dei cittadini che cattolici non sono, o che hanno preferenze sessuali non omologate. ...Ennesimo scadimento della laicità dello Stato, riconfermato dal voto della sinistra in Parlamento a favore dei privilegi economici della Chiesa cattolica: l’esenzione ICI e i meccanismi di assegnazione dell’8 per mille.
.... Ecco papa Ratzi. Ride. Riderei anch’io se la mia ditta non pagasse le tasse. Ma la Chiesa non fa che rispettare il dettame evangelico. Gesù disse: “I miti erediteranno la terra”. Ed evitò astutamente di parlare della tassa di successione....L’abito di un cardinale: mozzetta rossa chiusa da dodici bottoncini. Sotto, rocchetto bianco in cotone con maniche a tre quarti ornato di pizzi e ricami. Sotto, fascia rossa di seta alla vita, con frangia, e sottana rossa di lana fine con bottoncini fino ai piedi. In testa, zucchetto rosso e berretta rossa a quattro angoli e tre spicchi o cappello a saturno nero ornato da cordone e fiocchi oppure mitria di seta bianca damascata. Se Gesù si imbattesse in un cardinale, scoppierebbe a ridere.
.... La separazione tra Stato e Chiesa, cioè fra reato e peccato, la indicò Gesù, quando disse: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ne deduco che, se il papa è cattolico, Cristo non lo era. Altro guaio delle religioni: spesso danno una cornice nobile a comportamenti aberranti. Guardate come i musulmani in certi Paesi lapidano le loro donne. Non potrebbero farla franca, se non fosse per motivi religiosi. Oppure, sempre la Chiesa cattolica. Milioni di persone muoiono in Africa di AIDS anche perché la Chiesa condanna l’uso del preservativo. Il preservativo, a quanto pare, è contro gli insegnamenti di Cristo. Anche se Cristo non ne ha mai parlato...
Qualche mese fa il papa ha chiesto a una commissione vaticana un dossier sull’uso del preservativo come protezione dalle malattie. Oh, proprio adesso che mi ero abituato alla castità. Avete letto l’ultima enciclica di Papa Ratzi? E chi non l’ha letta? È così amena! È più divertente di un barile pieno di anguille. «Spe salvi», salvi nella speranza. Un testo sulla superiorità della fede cristiana, che esalta la sofferenza, perché avvicina alle sofferenze di Cristo. Cristo è morto in croce per i nostri peccati! Uuh, ma così ci fa sentire troppo in colpa! Non poteva solo lussarsi un’anca, per i nostri peccati? L’enciclica è piena di citazioni colte.
E questo è il QUIZ della settimana: quali fra questi intellettuali non è citato da papa Ratzi nell’ultima enciclica? Sant’Agostino. Kant. Adorno. De Sade. E la risposta è: De Sade. La Spe salvi, sorpresa! è una dura condanna della modernità. Il giorno che venne eletto, dissi in teatro: “Hanno eletto il nuovo papa. È il cardinal Ratzinger. Subito condannato di nuovo Galileo”. Non mi sbagliavo. Dopo un mese Ratzi disse: “La risposta alla modernità è Cristo”. Io ho 46 anni, nella mia vita ho imparato una cosa: se la risposta è Cristo, la domanda è sbagliata. ... Ratzi attacca l’illuminismo, ma la Chiesa in 18 secoli non abolì la schiavitù, cosa che fece la Prima Repubblica francese del 1794. D’altra parte è noto che la Chiesa è lenta ad abbracciare la modernità. Fino a poco tempo fa, la loro idea di portatile era un chierichetto.
...Dico questo: se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito. ...Le religioni sono un fatto culturale. È tutto molto relativo. Il papa vorrebbe che tutti fossero cattolici. Le mucche vorrebbero che tutti fossero di religione indù. ....Qual è la verità sull’aldilà? Direi di partire da un semplice assioma: che nessuno ne sa niente.
Mi piacerebbe che il papa una domenica si affacciasse su S.Pietro e dicesse: “Sapete una cosa? Nessuno ne sa niente. Siete liberi!”...L’anno scorso Ratzi scrisse la "Lettera sulla collaborazione dell’uomo e della donna". Ratzinger ha scritto un documento sulle donne. La cosa mi colpì perché non immaginavo che Ratzinger ne conoscesse una. Nella lettera, Ratzinger scrive che la famiglia è il fondamento della società. Vecchio adagio dei reazionari di sempre. Ma già negli anni 60, filosofi e psichiatri come Deleuze e Guattari, Laing, Reich hanno spiegato che la famiglia patriarcale serve a perpetuare la società proprietaria e autoritaria.
....Qualche anno fa, una commissione teologica internazionale guidata da Ratzinger si riunì per rispondere alla domanda: "Dove vanno le anime dei bambini morti senza battesimo?". Questi temi mi affascinano. In auto ascolto sempre Radio Maria. Anche perché è inevitabile: accendi la radio, c’è Radio Maria. ..."Dove vanno le anime dei bambini morti senza battesimo?" Io avrei voluto essere in quella commissione di Ratzinger. Come fai a dare a una risposta? È come chiedere "Dove vanno le anime dei Klingon dopo morti?" Da nessuna parte, dato che i Klingon sono un FRUTTO DELLA FANTASIA UMANA.
Cenni storici ...Nella Genesi, è il serpente a convincere Eva a mangiare la mela proibita. Eva dà un morso e cade in un lungo sonno da cui Adamo la risveglia con un bacio. No, questa è Biancaneve. Bè, se da piccolo ti avessero detto che Biancaneve è una religione, ci avresti creduto! Comunque: Adamo ed Eva mangiano la mela e Dio li caccia dal paradiso terrestre. Meno male che non ha scoperto cosa avevano fatto con le banane.
....Nel tempo, le funzioni mitiche svolte dalle religioni e dalle monarchie non spariscono: oggi vengono assolte dai mezzi di comunicazione di massa e dal potere simbolico dei segni-merce, nuovi mondi-di-sogno. La pubblicità come teologia della lavatrice. Provate adesso a immaginare qualcuno che pretenda di vendervi una lavatrice alla condizione che, se non la comprate, brucerete all’inferno. Lo mandereste a cagare.
Ma no, lui pretende anche di essere rispettato, perché non è solo una lavatrice, è una religione! Segnalo una grande novità: nella Spe salvi, il papa mette in dubbio l’esistenza delle fiamme eterne dell’inferno. Ma il paradiso, raccontato da Ratzinger, sembra la stanza da letto di Cristiano Malgioglio. Il papa oggi scrive che la scienza non salva l’uomo. Allora, d’ora in avanti, niente più antibiotici a Ratzi, ok? ... Sentiamo cos’ha da dirci Nostradamus.
LE ULTIME PROFEZIE DI NOSTRADAMUS: La mafia aumenterà gli stipendi ai dipendenti. Verrà scoperta una nuova suoneria cellulare di Mozart. Fabrizio Cicchitto si ritirerà dalla vita politica. Passerà più tempo coi familiari, che chiederanno di non essere identificati. L’editore di Penthouse diventerà cattolico e metterà sulla copertina del mensile una Vergine "gratta&annusa". Un gigantesco asteroide colpirà la Terra nel 2014. L’impatto avrà l’effetto di 20 milioni di bombe atomiche simili a quella sganciata su Hiroshima. Le autorità militari prepareranno il mondo alla nuova vita post-impatto detonando una bomba atomica al giorno nei sette anni precedenti. Quello della Chiesa è pensiero magico. Nell’udienza di mercoledì, il papa ha esortato gli esorcisti a continuare il buon lavoro. Parole di incoraggiamento anche ai cacciatori di vampiri.
Dice: Ma tu Daniele sei cattolico? Certo. Sono cattolico, apostolico, decaffeinato..... E mi affascina la storia di Giacomo, il fratello di Gesù. Sapevate che Gesù aveva un fratello? Io l’ho letto anni fa sulla Settimana enigmistica e non l’ho più dimenticato. Dev’essere stata dura, avere Gesù come fratello. Vinci una gara di nuoto, lui cammina sulle acque. Sai fare un cocktail, lui trasforma l’acqua in vino. Fai ripartire un’auto in panne, lui resuscita Lazzaro. Ti viene l’herpes, lui muore crocifisso. Che palle!
....No, in realtà non sono cattolico. Sono cristiano monofisita: non riconosco le decisioni del concilio di Calcedonia nel V secolo. Ero cattolico, finchè un giorno Dio mi è apparso in sogno e mi ha rivelato che erano tutte stronzate.
Ok, non era un sogno: mi ha parlato da un roveto ardente. Ok, non era un roveto ardente: era il boschetto di una ragazza che stavo leccando. Comunque resto convinto che il cristianesimo sarebbe stato diverso, se Gesù avesse avuto una decappottabile